San Marino va presa sempre molto sul serio. È la lezione che lascia Piero Calamandrei, che, insieme ad altri autorevolissimi giuristi italiani, nell’ultimo secolo e mezzo offrì la propria scienza svolgendo incarichi presso la Repubblica del Titano. Giovanni Guzzetta è tra questi giuristi, e dopo aver rivestito il ruolo di componente e presidente della Corte Costituzionale di quel paese è stato chiamato a dirigere il Tribunale. Quando, improvvisamente, sul Monte Titano il maglietto della giustizia si è abbattuto come una furia sulla giurisdizione che doveva rappresentare. E in una notte, il 24 luglio scorso, il Consiglio giudiziario si è riunito – con una composizione parziale e contestata, dovuta a una legge retroattive approvata in febbraio – per destituire una serie di figure.

Il Consiglio giudiziario è convocato alla presenza di soli 12 esponenti su 23. Diverse modifiche recentissime hanno variato la sua composizione – forse non a caso – e le nuove norme sono retroattive. Sono membri dell’organismo, oltre ai giudici, anche deputati di maggioranza e opposizione. E la notte del 24 luglio avviene un po’ di tutto. Tra le decisioni esiziali, quella sera, una che non era nemmeno all’ordine del giorno: l’annullamento della revoca dell’incarico di presidente del Tribunale per Valeria Pierfelici, risalente a due anni e mezzo fa: e Pierfelici si ritrova così, di punto in bianco, a riprendere lo scranno che era di Guzzetta. Una manovra voluta e attuata dai tre partiti che compongono la maggioranza di governo sanmarinese: Dc, Rete e Motus Liberi. Votano in dieci (7 politici e 3 giudici), si astengono in 2: passano le modifiche. In altre parole: l’organo di autogoverno della magistratura sanmarinese assume una decisione senza che di fatto i giudici votino. Strano? Sì, ma non è tutto. Sentite questa: la neo presidente Pierfelici rimane in carica solo qualche minuto. Giusto il tempo di approvare alcune modifiche organizzative di peso per poi dimettersi lasciando vacante il posto. Un intervento ruvido della politica nell’amministrazione della giustizia che secondo alcune fonti non avviene per caso. E in effetti non sono pochi gli interventi operati in fretta e furia: è stato azzerato il pool di magistrati che ha indagato sul “Conto Mazzini”, uno degli scandali più clamorosi sul Titano che ha portato alla luce milioni di euro di tangenti e coinvolto ex ministri e Capi di Stato.

Via il capo, Buriani, via Di Bona. Quelli che in questi anni si sono occupati delle indagini sui vertici storici della Democrazia Cristiana e del partito socialista di San Marino. «La politica entra molto pesantemente con questa commistione nella vita giudiziaria e il presidio di legalità della magistratura ne esce minacciato, con le conseguenze di una lesione allo Stato di diritto», dichiara il costituzionalista Giovanni Guzzetta, esautorato di peso dalla Presidenza del Tribunale di San Marino. «È stato un colpo di mano del sovranismo giudiziario, un sorta di tentazione autarchica, che tradisce la grandissima tradizione di rapporti con giuristi stranieri. C’è una prossimità comunitaria che mette insieme politica e giustizia senza far capire più dove finisce la prima e dove inizia la seconda». Ma neanche Guzzetta ha il quadro chiaro di quel che è avvenuto. «A dieci giorni da quella nottata, non sappiamo ancora quasi niente. Non sappiamo chi era presente, non ci sono riscontri sui nomi dei componenti dell’organo. E non ci sono i resoconti. Facciamo illazioni, in assenza di verbali. Quel che so è che mi è arrivata la comunicazione della cessazione dall’incarico, con l’annullamento della mia nomina senza che vi fosse alcuna motivazione in diritto dell’annullamento dell’incarico. E senza che l’argomento dell’annullamento della mia nomina fosse all’ordine del giorno di quella riunione”.

Nominato un anno fa, il suo mandato era quinquennale, doveva durare fino al 2024. Un ambizioso programma di rinnovamento della macchina, con l’introduzione della telematica in tutti i procedimenti e la promozione di San Marino, che sta negoziando l’associazione alla Ue, come sede di un tribunale di giustizia europeo. E invece un colpo di mano giudiziario cancella tutto, in una notte avvolta nel mistero.
«Avevo chiesto, essendo stato oggetto di tanti attacchi, che venisse messo in discussione il mio operato nel merito», aggiunge Guzzetta.
«E invece niente». A Guzzetta non mancheranno comunque gli impegni, con le sue battaglie per le riforme, a Roma. Ad altri è andata peggio. Alberto Buriani, fino a poco fa a capo del pool che ha scoperchiato la tangentopoli nel Titano oggi si ritrova a occuparsi di incidenti stradali. La sua collega Laura Di Bona è passata al civile: tra i fascicoli che non seguirà più, un filone dell’indagine sul senatore leghista Armando Siri.

Romano e romanista, sociolinguista, ricercatore, è giornalista dal 2005 e collabora con il Riformista per la politica, la giustizia, le interviste e le inchieste.