Oltre un mese dopo il richiamo del vaccino Pfizer-Biontech, un sanitario napoletano di 32 anni, Daniele M., è risultato positivo al Coronavirus. L’esito del tampone molecolare, effettuato presso la sede dell’Asl Napoli 1 Centro, al Frullone, è arrivato martedì 9 marzo. Daniele lavora nell’ambito della sanità privata campana, dipendente di una cooperativa che si occupa di cure e assistenza domiciliare. Si era sottoposto alla doppia dose di vaccino nel gennaio scorso ed è risultato positivo dopo il contagio dei due figli e della moglie.

“Ho effettuato le due dosi di vaccino Pfizer – racconta a LaPresse – a gennaio, la prima il 10, la seconda il 31. Dopo aver scoperto della positività di mio figlio e poi anche dell’altro mio figlio, nonché di mia moglie, ho deciso di sottopormi a tampone molecolare”. Il giovane sanitario per fortuna sta bene, così come i figli piccoli e la moglie. Tra i sintomi solo “il raffreddore”, mentre “gli odori – racconta Daniele – li percepisco senza problemi”. Per i bimbi “raffreddore e tosse”. “Mia moglie – sottolinea ancora l’assistente sociosanitario – ha avvertito un po’ di oppressione al petto, ma l’ho tenuta sotto controllo e satura bene. Ha anche già cominciato la cura medica a base di antibiotico e cortisone”.

Per evitare di contagiare i pazienti, Daniele rimarca: “Mi sono messo subito in isolamento, in modo tale da non andare al lavoro, visto che mi occupo di assistenza domiciliare”. E aggiunge: “La mascherina ce l’ho cucita addosso, non la levo mai, sapendo che comunque il rischio è sempre dietro l’angolo. Difatti sono risultato positivo, nonostante il vaccino”. Adesso l’Asl Napoli 1 dovrà effettuare un tracciamento “attraverso l’indagine epidemiologica per un approfondimento, per capire come mai il vaccinato si sia positivizzato” spiega il direttore generale dell’Azienda sanitaria locale Napoli 1 Centro, Ciro Verdoliva.

“Faremo dei nostri approfondimenti – ribadisce – con l’Unità operativa epidemiologica”. “Tutti i casi vanno analizzati uno ad uno per verificare se sono stati infettati da varianti resistenti al vaccino” rimarca invece Andrea Crisanti a LaPresse, commentando quanto successo. “Questi casi comunque rientrano nella normalità – sottolinea il professore di microbiologia dell’Università di Padova – Il livello di protezione è del 90-95%, questo vuol dire che su 100 persone 95 sono protette e 5 no. La cosa confortante – prosegue Crisanti – è che se si ammalano, è rarissimo che sviluppino la malattia in forma grave”.

Episodio analogo ha riguardato il  medico di base Mario Marino, 65enne originario di Montemarano e Castelvetere sul Calore (Avellino). Dopo aver ricevuto il vaccino lo scorso gennaio (anche lui Pfizer-Biontech) nei giorni scorsi ha contratto lo stesso il coronavirus: ha accusato i primi sintomi, con forte raffreddore e leggere difficoltà a respirare.

Redazione