Scambiate nella culla dell’ospedale di Canosa, in Puglia, 33 anni fa, salvo poi scoprire dell’errore per puro caso via Facebook. È la storia di due giovani donne e di una famiglia che ha ottenuto, a distanza di anni, giustizia: a dieci anni dalla scoperta una sentenza del tribunale civile di Trani condanna la Regione Puglia a pagare quasi un milione di euro alle due protagoniste di questa storia.

A raccontarla è l’edizione barese di Repubblica. Antonella e Lorena nascono il 22 giugno del 1989 nell’ospedale di Canosa, è lì che avviene l’episodi che cambierà per oltre 30 anni le loro vite: le due neonate dopo il parto vengono portate al nido, ma a nessuna delle due viene applicato il braccialetto identificativo, così vengono affidate per errore a due madri che non erano quelle naturali. 

La sentenza del tribunale stabilisce che Caterina, la donna che credeva di aver partorito la bimba chiamata Lorena e invece era la mamma di Antonella, dovrà essere risarcita per 215mila euro, così come il marito, mentre 81mila euro andranno all’altro figlio, “per non aver potuto vivere compiutamente la relazione parentale“. Ad Antonella, scrive Repubblica, la Regione pagherà circa mezzo milione, a fronte di una richiesta di tre.

Uno scambio in culla che ha avuto ripercussioni importanti in particolare per Antonella: la ‘madre’ l’ha abbandonata da piccola, il padre l’ha maltrattata al punto da farla finire in orfanotrofio e poi in adozione. 

La vicenda emerge casualmente soltanto nel 2021, quando guardando delle foto su Facebook notano delle somiglianze troppo evidenti per non avere alcune legame di parentela. Il successivo test del Dna, compiuto l’anno successivo, confermerà il clamoroso errore commesso in ospedale: Antonella è figlia di Caterina e Lorena di Loreta, la sua vera madre.

Da lì la richiesta di risarcimento, con l’unica responsabile che per i giudici è la Regione Puglia, in quanto ad essa faceva capo l’ospedale di Canosa.

Inutile, sottolinea Repubblica, il tentativo da parte della Regione di puntare sulla prescrizione, puntando sul fatto che il presunto danno dovrebbe essere calcolato a partire dal momento della nascita. Secondo i giudici di Trani il danno va conteggiato da quando i protagonisti della vicenda hanno avuto cognizione dello scambio, quindi dal 2012, il che elimina ogni ipotesi di prescrizione.

Redazione