Ha ricevuto molti applausi – e non solo dai seggi del proprio partito – la senatrice del Movimento 5 Stelle che l’altro giorno, al Senato, durante la discussione del disegno di legge contro l’antisemitismo, ha propugnato il diritto democratico di difendere le manifestazioni antisioniste. “Il sionismo”, ha detto, “è un’idea politica”. E si è esercitata nell’argomentazione di sbalorditiva originalità secondo cui non si può confondere l’antisionismo con l’antisemitismo.

Ora non importa spiegare a questa senatrice, né ai tanti che applaudivano a quel suo sproposito, che il sionismo è tutt’altro. Non serve spiegare loro che a quella distinzione ricorreva un tempo la retorica nazista, e che oggi vi ricorrono i responsabili dei massacri, degli stupri e dei rapimenti del 7 ottobre. Più interessante, forse, è far sapere a questi cultori del diritto antisionista quali siano gli obiettivi, i destinatari, le vittime dei loro sfoghi. Sono gli ebrei. Perché il 95% degli ebrei è sionista. Sei antisionista: ma per carità, non sei contro gli ebrei (9 su 10 sionisti). Sei “solo” contro i sionisti. Interessante, ancora, potrebbe essere far sapere ai difensori dell’odio antisionista che cosa sarebbe stato del popolo ebraico senza il sionismo, che sta a una “idea politica” nella misura in cui stava a un’idea politica dare rifugio agli ebrei perseguitati, o togliere gli schiavi dalle grinfie del negriero.

Senza il sionismo, e cioè senza Israele, sarebbe stato completato il lavoro di Adolfo Hitler. Senza sionismo, e cioè senza Israele, sarebbe stato il genocidio di un altro milione di ebrei dei Paesi arabi e africani. Senza sionismo, e cioè senza Israele, 250 mila sopravvissuti dei campi di sterminino non avrebbero avuto un posto dove andare, perché l’Europa della persecuzione e gli Stati Uniti – dopo la persecuzione, dopo il genocidio – non li facevano entrare, per anni. Senza sionismo la storia del popolo ebraico sarebbe stata solo ghetto. Solo pogrom. Solo Shoah. E senza sionismo avrebbero vinto gli antenati storici e dottrinali di quei senatori. I quali – si spera – non sapevano ciò che facevano battendo le mani alla collega apologeta dell’antisionismo.