Arrestato per associazione sovversiva finalizzata al terrorismo, nell’interrogatorio di garanzia davanti al gip si avvale della facoltà di non rispondere e l’aver esercitato un suo diritto gli costa il colloquio in carcere con i genitori e la sorella, oltre alle telefonate con i familiari.
Questo succede a Nico Aurigemma, finito in carcere il 12 giugno scorso a Roma insieme ad altre 6 persone. Il pm Francesco Dall’Olio aveva dato parere contrario al colloquio mettendo nero su bianco il suo giudizio sull’atteggiamento processuale dell’indagato. «Anche alla luce dell’esito dell’interrogatorio» sono le parole del pm che il gip Anna Maria Gavoni ha fatto in pratica sue negando il permesso di colloquio. Il difensore Ettore Grenci ricorrerà in Cassazione sostenendo che sono stati violati sia i diritti dell’indagato sia quelli del detenuto. Ieri invece davanti al Riesame a Roma è stato discusso il ricorso contro gli arresti di Aurigemma e degli altri anarchici. Gli avvocati hanno sostenuto l’insussistenza dell’imputazione spiegando: «Imbrattamenti, danneggiamenti, volantini, presunti furti di cemento, manifestazioni non autorizzate e solidarietà alle lotte dei detenuti non possono supportare l’accusa di associazione sovversiva».

Le difese hanno ricordato che l’inchiesta in corso deriva da altre già finite nel nulla. Per gli avvocati mancherebbero inoltre i gravi indizi al pari di quanto accaduto in un’altra inchiesta in corso a Bologna, dove il Riesame ha annullato l’accusa e le ordinanze cautelari. Davanti al Riesame gli avvocati hanno sostenuto che non c’è nemmeno l’attualità delle esigenze cautelari, dal momento che la richiesta della procura era dell’ottobre del 2019. Anche a Bologna la richiesta degli arresti era di quasi un anno prima.

Secondo l’avvocato Eugenio Losco, difensore di Pierloreto Fallanca, quella contenuta nell’ordinanza di arresto firmata dal gip è una pseudo motivazione in cui fatti contravvenzionali assurgono a reati. Il legale aggiunge che a Fallanca vengono addebitati irati comportamenti aggressivi nel corso di una precedente detenzione «ma senza indicare quali. Fatti comunque senza rilevanza penale». Il Tribunale del Riesame di Roma dopo aver sentito gli avvocati e il pm, che non ha depositato altri documenti a supporto dell’accusa, si è riservato di decidere e dovrebbe farlo nella giornata di domani. Il Riesame di Roma comunque non sembra avere una grande tradizione nel ribaltare le decisioni dei giudici.