Sono salite a sei le vittime tra i detenuti in rivolta da domenica nel carcere di Modena. Rispetto a quanto comunicato precedentemente dall’amministrazione penitenziaria, sono tre i morti in più. Fonti della Questura modenese, confermate dal sindacato della polizia penitenziaria Sappe, spiegano che allo stato non è risultato alcun segno di lesione su tre corpi. Due decessi sarebbero da ricondurre all’uso di stupefacenti, un terzo invece è stato rinvenuto in stato cianotico, ma non si conosce il motivo di questo stato.

I detenuti sono in rivolta in varie parti d’Italia per protestare contro le restrizioni dovute all’emergenza coronavirus.

Una rivolta, definita “molto violenta”, era scoppiata nel primo pomeriggio. Molti i detenuti coinvolti e i danni alla struttura: i detenuti si erano infatti barricati nell’istituto e due agenti di polizia erano rimasti lievemente feriti nelle fasi più concitate, prima che il personale del carcere, una ventina tra poliziotti e sanitari, fosse fatta uscire. Sul posto era intervenuto anche il Prefetto di Modena, mentre dal carcere era uscito anche dal fumo a causa dell’incendio di materassi da parte dei detenuti. In serata la polizia penitenziaria è riuscita a rientrare, con la situazione che lentamente è tornata alla normalità.

La procura di Modena ha aperto un’inchiesta: resistenza a pubblico ufficiale e violenza privata sono i reati ipotizzati. Da questa mattina è in corso la bonifica degli ambienti, mentre gran parte dei detenuti sono stati trasferiti in altre strutture.

In totale sono 18 i detenuti che sono stati trasportati nei posti medici avanzati (Pma), la maggior parte per intossicazione. Sei invece quelli ricoverati in gravi condizioni: quattro sono in prognosi riservata. Tre guardie e sette sanitari con ferite lievi sono state soccorse al pronto soccorso dell’ospedale civile di Baggiovara.

Alla base della rivolta la protesta dei detenuti per questioni relative alla protezione per il Coronavirus e allo stop ai colloqui con i familiari.

AGENTI ‘SEQUESTRATI’ A PAVIA – Rivolte durissime si sono verificate anche a Pavia, dove i detenuti in rivolta hanno anche preso in ostaggio due agenti di polizia penitenziaria nella circondariale di Torre del Gallo. Come riferiscono i sindacati Uilpa e Sappe, i detenuti hanno rubato le chiavi delle celle agli agenti e hanno liberato decine di altri carcerati. La rivolta è iniziata verso le 19:30 e, come negli altri casi nazionali, è nata per il divieto delle visite dei parenti a causa delle norme di contenimento del Coronavirus e per il timore di contagi interni.

LE ALTRE PROTESTE – Protesti simile sono scoppiate tra sabato e domenica anche a Salerno, Napoli, Frosinone, Vercelli, Alessandria, Palermo, Bari e Foggia. Nel carcere napoletano di Poggioreale alcuni degli ‘ospiti’ della casa circondariale sono saliti sui muri e hanno bruciato alcuni materassini come forma di protesta, chiedendo provvedimenti urgenti contro il rischio di contagio nel carcere. I detenuti chiedono da parte dell’esecutivo un atto di clemenza come amnistia o indulto, per scongiurare così pericoli di contagio all’interno dei penitenziari. La protesta, anche a Napoli, è nata dopo la sospensione dei colloqui con i familiari per l’emergenza Covid-19.