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Sollini, il Terzo Settore e il valore della cura: “Rimettere al centro la Comunità”
Riccardo Sollini, Direttore Generale della Comunità di Capodarco dell’Umbria e responsabile delle politiche sociali di Base Italia, con una lunga esperienza direttiva nel Terzo Settore, ha scritto I Care. Curare e prendersi cura. La cura come rivoluzione politica in un mondo di solitudine (Morlacchi Editore).
Riccardo, da dove nasce questo libro e cosa ti ha spinto a scriverlo proprio in questa fase?
«Nasce da una ferita e da un paradosso. Qualche anno fa, un incontro con un importante direttore generale della sanità si concluse in pochi minuti con un frettoloso: «Apprezzo tanto il vostro lavoro… Se non ci foste voi con il vostro volontariato…». Lì ho intravisto lo sguardo che spesso le istituzioni posano sul Terzo Settore: una realtà ridotta a semplice “buonismo”, o stampella dello Stato, ignorandone la dimensione di attore socioeconomico».
Per il Terzo Settore italiano, credi sia necessario un cambio di paradigma nella concezione del lavoro di cura, a livello di percezione dell’opinione pubblica?
«Assolutamente sì. Il cambio di paradigma consiste nello smettere di considerare la cura come “prodotto” da acquistare o semplice “minutaggio” assistenziale. Dobbiamo passare dalla logica della “prestazione” a quella della “relazione”. L’opinione pubblica deve percepire che chi opera in questo settore non sta solo “facendo del bene”, ma sta garantendo l’infrastruttura del Paese».
Quali sono i temi fondamentali che sollevi, e come cerchi di dare una risposta, anche da un punto di vista di politiche effettive?
«Il cuore della proposta è un capovolgimento di prospettiva. Il welfare non deve essere apparato di assistenzialismo passivo, ma generatore di cambiamento. Nel testo sollevo il tema della “trappola della diagnosi”: oggi i servizi sono spesso gabbie che guardano alla patologia sociale o sanitaria, non alla persona. La risposta politica e operativa che propongo si articola su questi punti: dall’assistenza alla competenza; partecipazione come diritto; servizi su Base Comunitaria (CBID); co-progettazione reale».
Da dove si parte per la ricostruzione del rapporto tra Terzo Settore e politica, come rigenerare questo cammino?
«Si parte dal recupero del ruolo del Terzo Settore come antenna sul territorio, capace di agire come recettore di nuovi bisogni prima ancora che questi vengano codificati dalla burocrazia. Per troppo tempo la politica ha guardato a questo mondo con logica amministrativa, riducendolo a erogatore di prestazioni. È però necessario un atto di onestà: anche il Terzo Settore si è lasciato talvolta “usare” come fornitore a basso costo, accettando la dimensione esecutiva, appiattendo spinta ideale e capacità di visione. Dobbiamo rompere lo schema binario Mercato/Cura per rimettere al centro la Comunità, intesa come spazio in cui partecipazione democratica e accesso alle possibilità diventano realtà per ogni cittadino».
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