Dovrebbe essere di conforto per un miliardo di cristiani in tutto il mondo che Gesù sia nato a Betlemme quando quella parte della Giudea era governata da Erode piuttosto che dall’Autorità Palestinese, altrimenti la Sacra Famiglia, in quanto ebrea, sarebbe stata fatta fuori prima che si compissero i giorni della gravidanza. Gesù poté quindi scappare in Egitto con i genitori per sfuggire alla strage degli innocenti e la sua esecuzione fu ritardata di 33 anni. Di fronte a un regime islamista, anche Erode appare come un moderato. Gesù fu perseguitato fin dalla nascita sia dagli occupanti romani che dalle autorità religiose di cui denunciava abusi e ipocrisie. Successivamente, anche molti suoi seguaci pagarono la loro fede con la vita. Da allora, le ostilità verso i cristiani non sono mai cessate ma hanno cambiato epicentri e caratteristiche. Mentre alcune chiese si sono macchiate a loro volta di crimini orribili, uomini e donne di fede hanno continuato a essere cacciati e uccisi da autorità religiose e politiche di ogni sorta. Per preservarne la memoria, la Basilica romana di S. Bartolomeo all’Isola, gestita dalla Comunità di Sant’Egidio, ha deciso di ospitare il Memoriale dei Nuovi Martiri. Una Commissione istituita da Giovanni Paolo II nel 1999 ha raccolto circa tredicimila dossier, che hanno formato la base per questa mostra permanente ospitata nella cripta medievale. Ogni sala ha un tema: le persecuzioni ideologiche di origine nazista, comunista, islamista, accanto alle uccisioni di mafia e da parte dei narcos. Dei martiri citati sono presenti oggetti che gli appartennero, come la casula di Oscar Romero, la cazzuola di Charles de Foucauld e un libro di preghiere di Maximilian Kolbe.

Il numero di vittime del secolo scorso è soggetto a stime ma comunque enorme. Solo il regime sovietico ha eliminato fra il mezzo milione e il milione di fedeli ortodossi, oltre a 50.000 religiosi e 300 vescovi. Queste stragi non sono cessate con la caduta dei regimi del ‘900 ma continuano a mietere vittime in nome delle stesse fedi politiche e religiose che avevano insanguinato i decenni passati. Secondo l’associazione internazionale Open Doors (Porte Aperte), i cristiani sono attivamente perseguitati in oltre 50 Paesi.

Gli abusi più estremi si verificano in Corea del Nord, seguita da Somalia, Yemen, Libia e Sudan. Paesi a guida islamista sono abbondantemente presenti in questa lista ma appaiono anche altri come India, Laos, Cuba, Nicaragua e Messico. In alcuni casi i rischi non sono quotidiani, ma i regimi tentano di tenere le chiese al guinzaglio, per non disturbare il potere politico, economico, o la malavita organizzata. In tredici di questi Paesi, la persecuzione è descritta come estrema. Gruppi criminali possono portare santi in processione con inchino di fronte alle case dei boss, o tatuarseli sul petto, ma difficilmente accettano di essere richiamati al rispetto del prossimo e della legalità. I casi di Pino Puglisi e di Oscar Romero sono citati nel Memoriale fra molti altri.

Open Doors afferma che attualmente circa 380 milioni di cristiani sono perseguitati o discriminati. In alcuni luoghi è illegale possedere una Bibbia o aprire chiese; in altri, chi desideri convertirsi al cristianesimo deve necessariamente avviarsi all’esilio per evitare di essere ucciso, spesso con l’attiva partecipazione dei familiari. L’anno scorso, nel mondo sono stati registrati attacchi contro 7.679 chiese e altri luoghi di culto cristiani. Oltre 200.000 cristiani sono stati costretti a lasciare le loro case, trasferirsi, o abbandonare del tutto il loro Paese. 4.476 sono stati assassinati a causa della loro fede. Il tentativo di “sistematica distruzione di una popolazione, una stirpe, una razza o una comunità religiosa”, secondo la Treccani, si chiama genocidio. In questo caso, la strage avviene in gran parte dietro uno spesso muro di silenzio.

Avatar photo