«Una grave trappola burocratica messa in atto ai danni di Mario da 14 mesi, il tribunale si è già espresso». La sensazione è che in fondo all’Associazione Luca Coscioni si aspettassero intoppi sulla vicenda di Mario (nome di fantasia), il paziente marchigiano tetraplegico immobilizzato da 10 anni che ha chiesto da oltre un anno all’azienda ospedaliera locale che fossero verificate le sue condizioni di salute per poter accedere legalmente in Italia ad un farmaco letale per porre fine alle sue sofferenze, in applicazione della sentenza di incostituzionalità della Corte Costituzionale n. 242/2019 che indica le condizioni di non punibilità dell’aiuto al suicidio assistito.

Ieri il Comitato etico ha attestato la presenza delle quattro condizioni stabilite dalla Corte Costituzionale, ma in serata la Regione Marche con una nota «chiarisce che sarà il Tribunale di Ancona a decidere se il paziente tetraplegico di 43 anni potrà avere diritto al suicidio medicalmente assistito. Il Comitato Etico da parte sua ha sollevato dubbi sulle modalità e sulla metodica del farmaco che il soggetto avrebbe chiesto (il tiopentone sodico nella quantità di 20 grammi, senza specificare come dovesse essere somministrato)». «Da avvocato non capisco il comunicato della Regione Marche. – dice l’avvocata Filomena Gallo, codifensore di Mario e Segretaria dell’associazione Coscioni – Lo scorso giugno è stata emessa una decisione del tribunale di Ancona chiara: è l’azienda sanitaria a dover verificare le modalità del suicidio assistito». In effetti lo scorso 9 giugno il Tribunale Ordinario di Ancona, come si legge nella sentenza, ha imposto «all’Asur Marche di provvedere, previa acquisizione del relativo parere del Comitato etico territorialmente competente, ad accertare se […] le modalità, la metodica e il farmaco prescelti siano idonei a garantirgli (a Mario ndr) la morte più rapida, indolore e dignitosa possibile» e «invece – dice Gallo – su quel punto non è stato scritto nemmeno una riga dai medici».

La Segretaria dell’associazione Coscioni è convinta che «semplicemente Asur Marche sta dilatando i tempi di attesa di Mario che da 15 giorni soffre e attende questo parere dopo essersi sottoposto a tutte le verifiche necessarie. La Corte Costituzionale ha chiaramente detto che l’aiuto al suicidio non è reato quando il malato è nelle condizioni stabilite. Il parere del Comitato etico è importante perché è la prima volta che un malato viene sottoposto a verifica dai medici di una struttura pubblica. Avrebbe potuto non avere i requisiti. Li ha. Ora ci dobbiamo occupare delle modalità. Il tribunale ha dato compito all’Asur Marche di verificare le modalità. Oggi abbiamo avuto il mandato da Mario di procedere in tutti i modi possibili contro Asur Marche perché questa inadempienza determina ulteriori giorni di attesa per lui. C’è una relazione che descrive nel dettaglio quanto dolore e quanta sofferenza Mario deve sopportare ogni giorno. Ha rifiutato qualsiasi altro tipo di comportamento perché vuole essere capace cosciente e in ascolto del proprio corpo fino all’ultimo».

Del resto il dilatarsi dei tempi in tutta questa storia è, secondo Gallo, significativo: «Abbiamo fatto una diffida, una denuncia penale. A giugno. Le visite sono iniziate a settembre. Siamo a novembre. La dignità della sua scelta è tirata all’estremo. Non sono tempi burocratici, non c’è volontà politica di dare risposte. Non c’è stata volontà politica dal ministro della Salute che non ha preteso immediata attuazione della sentenza Corte Costituzionale. Mario ha avuto la forza di andare addirittura personalmente in tribunale. Ad agosto dall’Asur hanno inviato un diniego senza nemmeno visitare il paziente. Lui ha voluto sempre agire nella piena legalità. Mario ha dovuto accettare due giudizi del tribunale civile. Il ministro ha il dovere di fare applicare le sentenza erga omnes della Corte Costituzionale che ha valore di legge dal giorno dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Quella volontà va rispettata e chi la aiuta non è più perseguibile». Per Filomena Gallo è «mancanza di volontà politica diffusa e concreta. Il presidente del Consiglio avrebbe dovuto azionare gli strumenti per l’esecuzione di quella sentenza, l’Amur Marche è in Italia e deve rispettare le nostre leggi. Oggi non rispetta nemmeno la decisione del tribunale di Ancona. Si tratta di mancanza di volontà politica e di grande crudeltà». Per questo l’associazione Coscioni ha diffidato anche il governo «che avrebbe potuto azionare i propri potere per fare applicare la legge».

Intanto lo scontro si sposta anche in Parlamento dove ieri era in discussione il testo di legge (che unifica le 7 diverse proposte) che è un accordo tra le parti politiche che non fa altro che ribadire ciò che la Corte costituzionale ha già riconosciuto con la sentenza Cappato/Dj Fabo. Ieri i relatori Bazoli (Pd) e Provenza (M5S) hanno espresso parere contrario agli emendamenti sull’eutanasia legale: «Per loro, la legge deve riguardare solo le procedure di ciò che è già legale (grazie alla Corte costituzionale sul mio processo): l’aiuto medico al suicidio – dice Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione CoscioniSecondo Bazoli e Provenza, dunque, una persona totalmente paralizzata dovrebbe essere discriminata nella possibilità di essere aiutata a morire anche se si trovasse nelle condizioni, stabilite dalla Consulta, di sofferenza insopportabile, dipendenza da cure salvavita e patologie irreversibili. In ogni caso, dalla proposta dei relatori continuano a essere esclusi anche i malati che non siano dipendenti da trattamenti di sostegno vitale, come solitamente accade per i malati di cancro».

Riccardo Magi, deputato e presidente di +Europa, chiede al presidente della Camera Fico «che i lavori di commissione proseguano oggi, domani, dopodomani e sabato. Altrimenti si vada in Aula ‘in stato di relazione’, cioè con il testo unificato adottato come testo base, o con la prima proposta di legge delle abbinate che in questo caso sarebbe la legge di iniziativa popolare sulla liceità dell’Eutanasia». La politica decide come spesso accade di non decidere. Per questo secondo Cappato «di fronte a tale scelta politica dei principali gruppi parlamentari che sulla carta avrebbero potuto non essere ostili alla regolamentazione dell’eutanasia, è evidente che l’unico strumento per arrivare all’eutanasia legale come in Belgio, Olanda, Spagna, Lussemburgo e Portagallo sarà il Referendum di abrogazione parziale del reato di “omicidio del consenziente” sottoscritto da 1.240.000 cittadini».

Milano, 26 giugno 1977 è un attore, drammaturgo, scrittore, regista teatrale e politico italiano.