Il racconto ai familiari di Gabriele De Biase e delle violenze che gli sono state inflitte in carcere a Vibo Valentia è agghiacciante. Lo ha raccontato alla sua famiglia quando è stato momentaneamente trasferito nel carcere di Secondigliano per via di alcune cause da svolgere. Ha potuto tirare un sospiro di sollievo per qualche giorno, ma adesso il suo incubo ricomincia: alle 7 del mattino del 14 ottobre è infatti stato nuovamente trasferito a Vibo Valentia. E adesso la famiglia teme per lui il peggio: “Gabriele ha denunciato tutto quello che gli hanno fatto gli agenti dentro il carcere per punirlo per essersi reso protagonista delle rivolte in carcere a Salerno. Ora che ha anche denunciato tutto ai giornali cos’altro gli faranno?“, dicono i familiari in angoscia.

Questa mattina con Samuele Ciambriello siamo andati a Secondigliano e volevamo parlare anche con Gabriele De Biase ma abbiamo scoperto che era già stato trasferito – racconta Pietro Ioia, garante dei detenuti di NapoliEra già partito alle 7 del mattino con destinazione Vibo Valentia. Avrebbero dovuto trattenerlo ancora per capire cosa fosse successo e se scattava l’indagine. E invece subito se lo sono tolto da davanti senza preoccuparsi di quello che gli può succedere adesso. È uno schifo“. Adesso i due garanti continueranno a seguire la vicenda e hanno già informato il garante dei detenuti della Calabria affinché vigili sul detenuto e sulla sua salute.

Già nei giorni scorsi la famiglia di Gabriele aveva chiesto a gran voce di non rimandare il loro familiare a Vibo Valentia. Gabriele ha ingerito una lametta e delle pile pur di non essere trasferito nuovamente in Calabria. “Preferisco morire qui che tornare a Vibo Valentia“, aveva detto ai suoi familiari. “Hanno torturato mio figlio – ha detto Maria Carriola, la mamma di Gabriele – me lo vogliono uccidere. Se torna lì andrò io stessa fuori al carcere di Vibo Valentia e mi do fuoco se non lo fanno tornare in un altro qualsiasi carcere. Ha sbagliato e deve pagare, può farlo ovunque ma non a Vibo Valentia“. “Gabriele aveva provato a scrivermi una lettera in cui mi raccontava tutto il male che gli avevano fatto – racconta Rosaria Cerrone, compagna di Gabriele – ma quella lettera è stata stracciata in carcere prima che io potessi leggerla“. Nonostante le proteste dei familiari e le loro richieste per far rimanere Gabriele a Secondigliano almeno finché non fosse fatta luce sull’accaduto, è stato trasferito nuovamente a Vibo Valentia.

Il racconto fatto da Gabriele ai familiari è davvero agghiacciante: “Ho subito violenze fisiche e mentali, sono stato picchiato per giorni interi, poiché io ero stato trasferito là (al carcere di Vibo Valentia, ndr) a seguito delle rivolte negli Istituti e appena sono arrivato lì all’ingresso c’era il Comandante con degli agenti ad aspettarci. Una volta che siamo arrivati mi hanno messe nelle camere di sicurezza e neanche dopo 30 minuti sono entrati in 5, con manganelli, mi hanno detto di spogliarmi e appena ho eseguito l’ordine mi hanno dato addosso senza nessuna pietà. Mi insultavano e mi picchiavano ed altri agenti ridevano delle botte che stavo prendendo. Mi hanno tenuto nudo per due ore e questo è andato avanti (si è ripetuto) per giorni interi“.