Soffitti di cristallo e interi mari, social network e informazioni in tempo reale, sostanze psicoattive e nuove incredibili tecnologie, corpi, generi, pelli di colore diverso: i confini del mondo proliferano ed evaporano allo stesso tempo. Mentre alcuni muri si alzano invalicabili, altri si superano con un balzo. Mentre barriere sottili e invisibili ci separano dai nostri vicini, infinite distanze si riducono a un battito di ciglia. Ci stiamo trasfigurando, insieme alla nostra realtà. Quali confini nel nuovo mondo? Questo il tema della quarta edizione dei Visionary Days (in programma sabato 21 novembre): un brainstorming di migliaia di giovani da tutta Italia attraverso diversi tavoli di confronto virtuali, per modellare un’idea di futuro collettiva a partire dai cambiamenti già in essere. L’evento sarà trasmesso in diretta dalla Sala Fucine delle OGR – Officine Grandi Riparazioni di Torino. Ne parliamo insieme all’ingegnere Carmelo Traina, tra i fondatori e oggi Presidente del progetto, portavoce di una generazione partecipe e impegnata, a disposizione della politica e delle istituzioni.

Questa è la quarta edizione di Visionary Days. Pensa che sia cambiato qualcosa dalla prima? A questo punto è possibile fare un bilancio del progetto e immaginare futuri sviluppi?

Sicuramente è cambiata la nostra consapevolezza. Quando il progetto è nato nel 2017 avevamo chiaro che il presente che stavamo vivendo non era esattamente come lo volevamo e ci serviva progettarne una versione diversa, collettivamente. Per due motivi: avere la certezza che si realizzasse e poi provare ad utilizzarla come riferimento nelle nostre scelte quotidiane. Sicuri che migliaia di vite che si attivano tenendo a mente chiara una direzione comune, possono realizzarla. E in questi anni, ad incontrarci con questo obiettivo e in questo spazio, siamo stati in oltre settemila da tutta Italia. Settemila giovani che hanno scelto di attivarsi, mettersi in discussione, attivare la propria comunità, progettare un mondo diverso e realizzarlo nelle loro vite individuali: questo il vero “bilancio di cambiamento” di questi quattro anni. Ma c’è dell’altro: ci siamo attivati nei territori raggiungendo oggi 8 città in Italia, coinvolto grandi aziende per sensibilizzarle alle nostre cause e aperto un canale di dialogo con la politica e le istituzioni per dare concretezza alle nostre urgenze e priorità. Lavoriamo e lavoreremo per esserci, essere presenti in ogni scelta che possa compromettere il prossimo futuro.

Quello di Visionary Days è essenzialmente un’esperienza di condivisione delle conoscenze ed elaborazione di un progetto collettivo. In un contesto in cui si fa sempre più grave lo scollamento tra la società civile e la politica e si radicalizza la sfiducia nei confronti della scienza, in cui si rafforzano i populismi e aumenta la conflittualità sociale, si potrebbe considerare la vostra proposta un esercizio di partecipazione democratica? Quale impatto vorreste avere?

Lo è. Nasce esattamente dalla volontà far rivivere a tutti noi l’esperienza straordinaria della partecipazione: la possibilità di esprimere una propria opinione, essere ascoltati, ascoltarne di altre e di diverse, cambiare idea o difenderla, confrontarsi in maniera costruttiva. E proprio perché straordinaria riesce ad essere attivatrice: una volta provata è difficile da abbandonare, anche nella propria vita quotidiana. Stiamo tutti insieme imparando ad interessarci in maniera attiva e propositiva al mondo che ci circonda.

L’Italia è un paese notoriamente vecchio, in cui i giovani annaspano anche solo per restare a galla mentre le persone anziane si trovano spesso abbandonate a se stesse. Cosa significa per voi dare voce specificamente agli under30 in questo contesto?

Lottiamo per un futuro più equo per tutti, non solo per gli under30. Noi siamo chiaramente una delle categorie deboli, totalmente assente nei pensieri e nelle azioni del governo, ma non siamo gli unici. Stiamo tutti affrontando un momento storico molto complesso e serve andare avanti insieme, senza lasciare indietro nessuno. Abbiamo solo scelto di metterci in gioco per primi, perché ci sembrava corretto prenderci carico di questo dovere senza attendere per forza che qualcun altro lo facesse per noi.

I lavori dei tavoli saranno supportati da Lee, una piattaforma capace di elaborare e sintetizzare simultaneamente gli output dei diversi tavoli, contribuendo ad alimentare la discussione in tempo reale. Come funziona Lee e com’è nata l’idea di ricorrere a uno strumento di intelligenza artificiale? Che ruolo possono ricoprire queste tecnologie per la vita sociale e politica?

Avevamo una necessità pratica: dover restituire il prima possibile i risultati di un confronto tra migliaia di giovani, per permettere di tornare a casa subito ad ognuno con un documento che avesse dentro le sue e le idee di tutti quelli che avevano partecipato. E non avevamo alternativa al “subito”, perché nel 2020 ogni risposta o è istantanea o non è recepita. Dunque ci siamo messi al lavoro e abbiamo sviluppato una piattaforma capace di aiutarci a raggiungere questo obiettivo ed è nata Lee, uno strumento che raccoglie gli output del confronto e ci aiuta a trasformarli in un documento unico finale. Più in generale questo è anche il ruolo che di fatto hanno e devono avere sempre più le tecnologie nella vita sociale ed anche politica: aiutarci nelle scelte e nelle azioni.

I risultati dei lavori troveranno sintesi in un Manifesto, distribuito a ciascuno dei partecipanti. Potrebbe diventare, questo Manifesto, uno strumento di lavoro? Sono previsti dei canali di raccordo con altri soggetti, istituzionali o privati?

Ogni anno, il giorno successivo all’evento lavoriamo per attivare momenti di confronto con diversi soggetti: aziende, privati e istituzioni. L’obiettivo è unico: far recepire le nostre priorità e urgenze, chiedendo di tenerle in considerazione nelle scelte che le intaccano. Non è facile, serve molta pazienza, ma anno dopo anno il confronto si estende.

Il tema di questa edizione è “Quali confini nel nuovo mondo”? A cosa vi riferite quando parlate di nuovo mondo e perché il concetto di confine è così importante?

Un mondo equo, dove le scelte comuni includono tutti, soprattutto le loro differenze. Tutti, nessuno escluso; chi è già qui e chi non c’è ancora. Un mondo dove libertà ed eguaglianza sono garantite e insieme garantiscono a tutti e tutte le possibilità per crescere e migliorarsi.  Per poter contribuire, secondo le proprie possibilità e scelte, alla crescita di tutti quanti con il proprio lavoro, le proprie conoscenze e le proprie competenze. Un mondo dove la qualità della vita è protetta e si possa vivere tutti bene e in salute, anche il Pianeta. In un rapporto di reciproco beneficio tra noi e la natura, dove la tutela dell’ambiente, della nostra casa comune, è riconosciuta e garantita. Un mondo, dove di tutto questo la crescita economica sia solo un’ultima felice e diretta conseguenza E in questo nuovo mondo per noi è fondamentale parlare di confini, perché le diversità sono importanti ma dei muri vogliamo fare a meno.