Era stato soprannominato il “leopardo delle nevi”. Lo sherpa nepalese Ang Rita, 72 anni, è morto dopo una lunga malattia. Il recordman dell’Everest, la vetta più alta della Terra, 8.848 sul livello del mare, era diventato il Re del “tetto del mondo” dopo averlo scalato per 10 volte, dal 1983 al 1996, senza ossigeno. Un record riconosciuto nel 2017 dal Guinness World Record. I funerali di Rita sono stati degni di un eroe nazionale.

L’ultima scalata nel 1996. Un’impresa che lo ha consegnato alla storia. Il suo record è ancora imbattuto. Ang Rita aveva i polmoni e i muscoli per riuscirsi: sopra gli ottomila l’ossigeno nell’aria è meno della metà che sul livello del mare. Ang Rita era cresciuto oltre i 3.000 metri. Da bambino ha cominciato ad accompagnare le spedizioni ai 5.000 metri del campo base dell’Everest. E poi era diventato “portatore d’alta quota”.

In Nepal è un simbolo, destinato a diventare un mito. Dopo di lui altri sherpa sono arrivati in cima più e più volte. Il collega Kami Rita 24 volte, ma sempre con l’ossigeno. Lorenzo Cremonesi ha scritto sul Corriere della Sera che la sua figura “ha rappresentato l’anello di passaggio dal periodo pioneristico a quello delle spedizioni commerciali”, dell’emancipazione degli sherpa nepalesi, tra gli anni ’80 e i ’90, da accompagnatori ad alpinisti esperti più degli stranieri. Il business della scalata è una fonte di introiti di primo livello per il Nepal: oltre 300 milioni di dollari l’anno. Un permesso individuale costa almeno 11mila dollari. La presenza degli sherpa ha fatto scendere il tasso di mortalità all’1% nel giro di 30 anni.