Fra tre anni il carcere di Poggioreale potrebbe avere una nuova fisionomia, con quattro padiglioni ristrutturati, servizi igienici completi anche di bidet e doccia, un locale per il servizio di barbiere in ogni piano, una nuova cucina attrezzata per garantire pasti per duecento detenuti, celle più spaziose e adeguate a ospitare meglio detenuti con disabilità, una sala socialità in ogni sezione e spazi per attività di studio e formazione, nonché un’aula multifunzionale e una stanza per gli educatori. Inoltre, sarà potenziata la prestazione energetica degli edifici, migliorata la cura dell’igiene e adeguati i parametri di vulnerabilità sismica. I lavori dovrebbero cominciare nei prossimi mesi e concludersi in 36 mesi. Costeranno circa 13 milioni di euro e saranno realizzati con i finanziamenti stanziati più di tre anni fa dal Ministero delle Infrastrutture e sbloccati, di recente, dopo le continue sollecitazioni del garante regionale dei detenuti Samuele Ciambriello e l’impegno del provveditore alle opere pubbliche della Campania, Giuseppe D’Addato, che ha ereditato la situazione di stallo dei fondi destinati al carcere più grande della città e d’Italia.
Letta così sembra una svolta quasi epocale, un cambio di passo, la fine di una lunga attesa. A luglio scorso il Riformista aveva intervistato D’Addato proprio su questo argomento e il provveditore aveva annunciato lo sblocco della procedura per i finanziamenti entro pochi mesi. Promessa mantenuta, perché sulla carta un progetto adesso c’è e c’è anche un piano dei tempi entri i quali completare gli interventi di ristrutturazione in una grande ala del carcere di Poggioreale. Si tratta dei padiglioni Napoli, Salerno, Genova e Italia, quelli tra i più affollati di Poggioreale e dove sono reclusi detenuti comuni, quelli con recidiva e detenuti lavoratori. «Resto basito per la decisione del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria di non aver coinvolto i padiglioni fatiscenti Milano e Roma nella selezione per la ristrutturazione e l’adeguamento del carcere di Poggioreale – commenta il garante regionale – Spero che nel piano carceri l’amministrazione penitenziaria trovi i finanziamenti anche per questi due padiglioni. Sono comunque contento che in ogni sezione sia prevista la presenza di una sala socialità all’interno della quale è possibile condividere i pasti, l’infermeria di padiglione, spazi per lo studio e per gli educatori». Ogni padiglione ospita mediamente tra i 250 e i 380 reclusi.
«Il progetto – fanno sapere dallo staff del provveditore D’Addato – nel considerare comunque prioritaria l’esigenza di garantire la maggiore capienza possibile, è il frutto di una verifica della rispondenza degli spazi detentivi alle indicazioni provenienti sia dai recenti pronunciamenti della Corte europea dei diritti dell’uomo che dalle indicazioni provenienti dagli uffici sia del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, che da quello regionale».
Stando al progetto che è su carta, quindi, non si interverrà soltanto su pareti umide e ammuffite, su celle fatiscenti, su bagni malandati ma anche su una diversa concezione della vita in carcere, più in linea con la funzione rieducativa della pena. Un passo che potrebbe segnare un grande risultato. Sarà così? Bisognerà attendere la fine dei lavori prevista fra tre anni. Intanto il guasto all’ascensore che teneva in qualche modo in trappola i reclusi del padiglione San Paolo del carcere di Poggioreale, quello dove ci sono 54 detenuti con patologie e su sedie a rotelle, è stato riparato e i detenuti potranno riprendere ora di passeggio e visite specialistiche. Il sovraffollamento, tuttavia, resta il grande ostacolo da abbattere. E il pensiero va al carcere di Nola, un altro progetto sospeso e su cui i pareri degli esperti di edilizia penitenziaria sono assai diversi. «È stata individuata l’area, è stata fatta la progettazione di fattibilità, è stata assegnata la gara alla ditta vincitrice per la costruzione. Adesso – afferma Ciambriello – bisogna avviare la conferenza dei servizi e trasmettere la documentazione al Consiglio superiore dei lavori pubblici. Il carcere dovrebbe avere una capienza organica di 1.200 posti».

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).