Sicuramente sarà una coincidenza. Guai a pensar male. Ma quando un magistrato decide di appendere la toga al chiodo, spesso i suoi guai giudiziari con la legge finiscono su un binario morto. Uno degli ultimi casi riguarda l’ex procuratore aggiunto, poi degradato a sostituto, Alfredo Robledo. Numero uno del dipartimento reati contro la Pa, ebbe uno scontro violentissimo con il suo capo, Edmondo Bruti Liberati e venne accusato dallo stesso procuratore capo, d’aver assegnato a tre custodi giudiziari la somma di circa 92 milioni di euro, sequestrata nell’inchiesta per la presunta truffa sui derivati, in danno del Comune di Milano. L’indagine aveva a oggetto dei finanziamenti, con clausole ritenute vessatorie, sottoscritti da Palazzo Marino con alcune banche (UBS, Deutsche Bank, JP Morgan e Depfa Bank).

Invece di depositare l’intera somma, come prescritto, sul Fondo Unico per la Giustizia (Fug), emanazione di Equitalia Giustizia, Robledo si rivolse a una piccola banca della Brianza, dove era residente, da pretore di Monza, prima di trasferirsi a Milano, come riferisce nell’esposto al Csm Bruti Liberati. Siamo nel 2009. Secondo Bruti Liberati, la decisione di Robledo era illegittima e avrebbe causato un danno alle casse dello Stato, per il pagamento dei compensi ai tre custodi giudiziari (come accertato, oltre un milione di euro in tre). Va aggiunto che il giudice per l’udienza preliminare, presso il Tribunale di Brescia (Mainardi) osserva nella sentenza del 9 ottobre 2017: «I custodi hanno svolto un’attività obbiettivamente minima (in definitiva la ricezione degli estratti conto) ma non hanno potuto negoziare alcun migliore tasso d’interesse, dunque la loro nomina, appare quanto meno discutibile». Il “processo derivati” si conclude con l’assoluzione «perché il fatto non sussiste», con sentenza passata in giudicato della Corte d’Appello, nel 2014.

«Il Comune di Milano ( … ) come differenze tra quanto avrebbe dovuto pagare, mantenendo il vecchio debito e quanto ha effettivamente pagato, con la nuova struttura di debito, aveva guadagnato 103 milioni, nel 2005, 48, nel 2006, 47 nel 2007, per un totale di 198 milioni». Come si legge nella nota alla Corte dei Conti del 2007, dell’allora Direttore Generale Giampiero Borghini. La transazione, intervenuta prima del processo d’Appello, è valsa al Comune di Milano 750 milioni di euro, in parte liquidati subito, in parte entro la data di esaurimento del mutuo originario. Il vantaggio complessivo per il Comune, frutto dell’operazione in cui, secondo l’accusa sostenuta da Robledo sarebbe stato truffato, è stato di circa 950 milioni.

Mentre cala il sipario sull’unico caso al mondo di un processo penale su un’operazione di derivati, stenta a partire quello a Robledo, per abuso d’ufficio, al punto che, a luglio 2018, il Tribunale di Brescia, non può far altro che dichiararlo prescritto. La Procura non accetta la decisione e ricorre in Cassazione. Lo scorso marzo piazza Cavour lo accoglie e dispone un nuovo processo nei confronti di Robledo e dei suoi consulenti, in quanto non si sarebbero ancora prescritte le ricche liquidazioni dei loro incarichi, terminate nel 2012.

Robledo, con quattro procedimenti disciplinari aperti davanti al Csm, già trasferito a Torino per gravi motivi disciplinari e privato delle funzioni semidirettive di “aggiunto”, degradato a sostituto, all’inizio dell’anno decide di chiudere con la magistratura e diventa presidente della società lombarda Sangalli, leader nello smaltimento rifiuti. Il procedimento bresciano, che, fino a quel momento, correva spedito, rallenta.  A distanza di otto mesi dalla decisione della Cassazione, infatti, non risulta fissata alcuna udienza. A questo punto, una fissazione nelle prossime settimane sarà comunque inutile, in quanto, tenendo conto dei nuovi tempi, fissati dalla Cassazione, i reati contestati a Robledo e ai suoi custodi si prescriveranno definitivamente agli inizi della prossima primavera. Con buona pace di tutti.