Tornano in carcere a distanza di 10 mesi due dei tre giovani, all’epoca dei fatti 15enni e 16enni, protagonisti del folle sabato sera avvenuto due anni fa a San Giorgio a Cremano, comune in provincia di Napoli, dove solo per una mera casualità non ci è scappato il morto e nessuno dei presenti è rimasto ferito dai colpi d’arma da fuoco esplosi ragazzi entrati in azione, rigorosamente senza casco, a bordo di due scooter.

I quattro (uno è ancora in via di identificazione) volevano vendicarsi delle botte prese nel corso di una rissa avvenuta poco prima all’esterno di un bar in via Manzoni. Così si sono allontanati per pochi minuti, prima di ritornare all’esterno dell’attività commerciale, dirigersi verso la paranza nemica ed esplodere diversi colpi d’arma da fuoco che hanno danneggiato le vetture in sosta, dietro le quali hanno trovato riparo le vittime designate, e le vetrine dei negozi presenti.

Le indagini, coordinate dalla procura per i Minorenni e condotte dalla Squadra Mobile di Napoli guidate dal dirigente Alfredo Fabbrocini, e nello specifico dalla V sezione diretta dal vicequestore Luigi Vissicchio, avevano già portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare lo scorso 30 gennaio 2021, con le accuse di tentato omicidio e porto di arma da fuoco, aggravati dal metodo mafioso. Accuse che non hanno retto al Riesame che dopo poche settimane ha scarcerato i due, all’epoca dei fatti 16enni, lasciando in carcere solo il 15enne con la sola accusa di porto d’arma da fuoco.

Dopo il ricorso vinto dalla Procura in Cassazione e il pronunciamento di una sezione diversa del Riesame, si arriva all’ordinanza odierna nei confronti dei tre ragazzi, due dei quali oggi sono maggiorenni, con gli iniziali capi di imputazione. Si tratta di giovani appartenenti a una paranza proveniente dal quartiere napoletano di Barra che quel sabato sera provarono a vendicare le botte ricevute dal gruppo rivale, originario di San Giovanni a Teduccio. Giovani considerati “cani sciolti” e appartenenti a famiglie non contigue alla criminalità organizzata ma con precedenti per droga.

Nella paranza rivale, quella dei San Giovannesi, uno dei componenti, che è riuscito ad evitare i proiettili riparandosi dietro una vettura parcheggiata, è il figlio di uno dei protagonisti dell’omicidio dello zainetto, ovvero quello di Luigi Mignano, 57enne ritenuto vicino al clan Rinaldi, avvenuto nel Rione Villa a San Giovanni a Teduccio il 9 aprile 2019 nei pressi di una scuola dell’Infanzia.

 

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Giornalista professionista, nato a Napoli il 28 luglio 1987, ho iniziato a scrivere di sport prima di passare, dal 2015, a occuparmi principalmente di cronaca. Laureato in Scienze della Comunicazione al Suor Orsola Benincasa, ho frequentato la scuola di giornalismo e, nel frattempo, collaborato con diverse testate. Dopo le esperienze a Sky Sport e Mediaset, sono passato a Retenews24 e poi a VocediNapoli.it. Dall'ottobre del 2019 collaboro con la redazione del Riformista.