Poche ore dopo la tragica scoperta del corpo senza vita di Agitu Ideo Gudeta, 42 anni, nella sua casa, è arrivata la confessione di Adams Suleimani, 32 anni, ghanese e dipendente dell’azienda dell’etiope: l’ha uccisa perché non gli aveva pagato una mensilità dello stipendio.

L’uomo, che vive nella stessa casa di Agitu, a Frassilongo in Trentino, era andato da lei per parlare della mensilità in arretrato. Da qui è nata una feroce discussione. Lui non ci ha visto più e brandendo un martello l’ha colpita 4 o 5 volte. L’ha uccisa senza pietà e una volta che il suo corpo era riverso a terra agonizzante l’ha anche violentata. Il 32enne ha raccontato spontaneamente tutto nel dettaglio ai Carabinieri della compagnia di Borgo Valsugana. Interrogato davanti al pm e all’avvocato d’ufficio, ha ammesso le sue responsabilità, dando descrizioni dei fatti in linea con le risultanze emerse dai rilievi effettuati dagli investigatori.

Il 32enne, che aveva lavorato in passato per Agitu Gudeta, ed era tornato su richiesta della donna circa due mesi fa ad occuparsi del pascolo delle capre, viveva nell’abitazione, al primo piano. Già nel 2018 Agitu l’aveva denunciato per violenze ma lei lo aveva perdonato e riammesso a lavorare nella sua azienda. Arrestato, ora si trova nel carcere di Spini di Gardolo a Trento.

Agitu Ideo Gudeta era scappata dal suo Paese, l’Etiopia, dopo essere stata minacciata per il suo impegno contro l’accaparramento delle terre da parte delle multinazionali. Era arrivata in Trentino per ricostruire un futuro sereno. Aveva fondato un’azienda agricola “La capra felice” nella valle dei Mocheni. Era felice come le capre che a fatica cercava di proteggere dall’estinzione. Con il suo impegno era diventata il simbolo dell’integrazione e un esempio di riscatto. Non si era piegata nemmeno dopo le minacce a sfondo razziale. Ma proprio in Italia ha trovato invece la morte probabilmente mentre cercava di aiutare qualcuno che aveva avuto la sua stessa brutta storia e che invece non aveva avuto la forza di rialzarsi.