La ripartenza? È già parzialmente iniziata. Il lockdown? Di fatto non esiste, nonostante le misure restrittive anti-Coronavirus . A dirlo è l’Istat in un report in cui traccia la mappa delle attività industriali o  di servizi sospese e attive, calcolando il ‘peso’ dei lavoratori per ogni ambito nel mese di marzo. Il risultato è che il 55,7% si reca in fabbrica o in ufficio, con un mezzo pubblico o privato, senza traccia di smart working.

È l’effetto del silenzio-assenso voluto dal governo per dare il via libera alle aziende che vogliono continuare a produrre, anche se in categorie non inserite nel cosiddetto Codice Ateco, quelle “essenziali”. Si tratta di una semplice comunicazione alle prefetture che consente di operare in tutta tranquillità, e i numeri lo certificano: nella sola Lombardia sono 21mila le aziende che hanno comunicato alle Prefetture la loro ripartenza, sono 110mila invece le ‘autocertificazioni’ a livello nazionale.

Ad ammetterlo è stato anche il governatore del Veneto Luca Zaia: “La chiusura non c’è, non esiste più, è finita da quando il governo ha delegato le prefetture all’approvazione delle deroghe per le aziende che decidevano di rimanere aperte. E grazie al silenzio-assenso, molte hanno riaperto”, ha spiegato al Corriere della Sera.

Così nasce il dato dell’Istat, che vede soprattutto le grandi città subire i movimenti più grandi. Milano (67,1%), Roma (68,5%), Bologna (676,7%), Palermo (66,6%), Genova (69,6%), Bari (68,7%) superano tutte il 65%, ben oltre la media nazionale. Anche due città duramente colpite dai decessi da Covid-19 come Lodi e Crema rientrano nel top, con la prima al 73,1% e la seconda al 69,2%.

I dati dell’Istat evidenziano un paese spaccato, perchè “in molte Regioni del Mezzogiorno oltre la metà dei comuni fanno registrare una quota di addetti appartenenti ai settori aperti superiore al valore medio nazionale”.