Era il luglio 2022 quando il Movimento 5 Stelle si serviva di un casus belli meramente ideologico per compromettere il percorso del governo Draghi. La barricata che i grillini costruirono sull’allora Dl Aiuti si basava sulla volontà dell’ex premier di forzare sul termovalorizzatore di Roma. A più di un anno di distanza, il vento di estremismo ecologista, nei confronti di un’infrastruttura giudicata scientificamente utile e sicura, sembra essere decisamente scemato. Quella sui termovalorizzatori è diventata una battaglia senza colore politico: se nella Capitale la giunta Gualtieri non ha fatto retromarcia in merito alla costruzione del tanto discusso impianto, adesso anche in Sicilia – dove la destra è egemone – si opterà per la realizzazione di, non uno, bensì due termovalorizzatori. Ad annunciarlo è stato il presidente della regione Renato Schifani, a seguito dell’incontro con il ministro dell’Ambiente, Pichetto Fratin, rilanciando, con alcune modifiche, sul progetto che era già stato portato avanti dal suo predecessore, ora ministro, Nello Musumeci.

Il rebus rifiuti si pone da molto per la Trinacria, a causa dello scarso tasso di raccolta differenziata e del collasso delle discariche. Già nel ‘22 la regione ha dovuto spedire migliaia di tonnellate di rifiuti in Olanda per far fronte all’emergenza, che è stata ulteriormente accentuata dal caos incendi che ha coinvolto l’isola quest’estate. Sono le discariche, infatti, ad essere la genesi di svariati roghi, come quello divampato nella discarica di Bellolampo che – tra luglio e agosto – ha costretto il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla (ospite di Meritare L’Europa), ad emanare un’ordinanza restrittiva per il rischio tossico.

Dunque, procedere con i termovalorizzatori o finire seppelliti dall’immondizia, con buona pace di chi, anche in Sicilia, fa muro con il proprio ambientalismo esasperato. Legambiente Sicilia ha espresso il proprio disappunto. Schifani chiede pieni poteri per proseguire.

Gaetano Gorgone - studente di Meritare l'Europa