Niko Pandetta, cantante neomelodico catanese si sarebbe dovuto esibire in un locale di Bollate, vicino Milano. Ma l’amministrazione comunale si è messa di traverso e ha convinto i gestori del locale ad impedire il concerto. La sua colpa? Essere il nipote di Salvatore Cappello, detenuto da 20 anni al 41 bis . “Non è giusto continuare a ghettizzarmi per il mio passato criminale. Ho chiuso con quella vita e ho scelto la via della musica neomelodica per riscattarmi e fare qualcosa di buono anche per gli altri. Ad esempio questa sera avremmo raccolto dei soldi per il mio fan Fausto Azzaro che vive a Vigevano e ha bisogno di una sedia a rotelle per giocare a hockey”, ha detto.

Il cantante non ci sta ad essere ancora una volta associato alla malavita e ha denunciato la vicenda durante una conferenza presso una cooperativa di Busto Arsizio che si occupa di disagio giovanile e reinserimento di ex-detenuti. Lui, catene d’oro al collo, corpo coperto di tatuaggi e vistosi occhiali da sole ha voluto dire basta a questa discriminazione perenne di cui è vittima e ha annunciato che salirà comunque su un palco di un altro locale della zona.

La vicenda – Quando l’amministrazione di Bollate ha saputo che il neomelodico catanese sarebbe arrivato in città ha cominciato una fitta attività di persuasione nei confronti dei gestori del locale affinchè rinunciassero al concerto. “Niko Pandetta, tristemente conosciuto per le sue inaccettabili esternazioni sulla Mafia, dedicando canzoni ai ‘poveri’ detenuti sottoposti al regime carcerario duro, inneggiato all’omertà e al non essere ‘infami’. Affermazioni inaccettabili e che son ben lontane dallo spirito di legalità, giustizia ed educazione al senso civico e alla cittadinanza attiva che la comunità bollatese promuove”, aveva scritto in una nota l’amministrazione bollatese.

L’Amministrazione Comunale bollatese sembrerebbe aver preso di mira in particolare una canzone del catanese dal titolo “Dedicata a te”, canzone per lo zio al 41bis Salvatore Cappello. Così il Comune insieme alla Commissione Legalità, alle associazioni e ad alcuni cittadini in una nota hanno spiegato che le canzoni di Pandetta sarebbero diseducative nei confronti dei “nostri giovani”, “per la profonda convinzione, che chi è stato condannato al 41-bis, il cosiddetto ‘carcere duro’, subisce questa pena perché si è macchiato di crimini gravi ed efferati e, pertanto, non merita dediche o canzoni che li dipingano come eroi o come vittime dello Stato, risultando offensive non solo nei confronti di chi ha perso i propri cari violentemente ma anche verso la responsabilità, l’amore per la giustizia e il sostegno che tutti noi dovremmo dare a chi, quotidianamente, s’impegna anche a caro prezzo per rendere questo Paese migliore”.

La reazione – Le performance di Pandetta, milioni di visualizzazioni su Youtube con canzoni d’amore come “Mamacita”, “Natavota” e “Vasame” sono spesso accompagnate da polemiche. Ma il cantante ha precisato che la canzone incriminata lui non la esegue più nei suoi show: “L’ho tolta dalla scaletta. L’ultima volta l’ho eseguita a dicembre e da allora mai più. Le mie canzoni parlano d’amore e di storie di vita di tutti i giorni. Questa è la mia musica e questa è la musica neomelodica”.

Pandetta ha sottolineato di aver “trovato nella musica la sua nuova vita e di aver deciso di chiudere con la malavita per amore di mia figlia”. Alle domande dei giornalisti sul suo presunto ‘appoggio’ alla mentalità mafiosa ha risposto spiegando che “la mafia non esiste più perchè è stata sconfitta dallo Stato, oggi è un’altra cosa e quello che so di questa cosa come voi la chiamate, l’ho letto su Google”.

“Se la mia musica inneggia alla malavita – ha continuato Pandetta allora cosa bisognerebbe fare con i trapper e i rapper che parlano di violenza, spaccio di droga, uso di droga. Quelli vanno bene anche a Sanremo”.