In Italia l’industria automobilistica – nata e sviluppata tra l’ultimo ventennio dell’800 e i primi vent’anni del ‘900 ha – per oltre un secolo – progettato, innovato e montato propulsori termici assemblati con le carrozzerie e tutta la componentistica. Solo recentemente, nella storia dell’industria automobilistica mondiale, è iniziata una nuova era: quella segnata dal passaggio dai motori a combustione a quelli elettrici.

Quattro le parole d’ordine della rivoluzione in corso: elettrificazione, digitalizzazione, nuovi modelli di mobilità, guida autonoma.

Ma nel macroscenario della transizione energetica e tecnologica, il comparto automotive ha appena attraversato il settembre più nero: come ha rilevato Acea, l’industria automobilistica dell’Unione Europea, dei Paesi dell’Efta e della Gran Bretagna ha registrato il peggior risultato dal 1995. Le immatricolazioni infatti hanno perso un quarto dei volumi, sia rispetto a un anno fa (-25,2%), sia rispetto al settembre 2019 (-24,3%), periodo precedente la pandemia.

I mercati maggiori hanno, infatti, tutti il segno meno:  – 34,4%  in Gran Bretagna, – 32,7% in Italia, – 25,7% in Germania, – 20,5% in Francia, – 15,7% in Spagna.

Mentre scendono in picchiata le alimentazioni benzina e diesel e crescono i modelli con alimentazione full elettric e “alla spina” che, però, ancora non possono sostituire i motori a scoppio, a cuasa delle loro ancora limitate dimensioni.

Le ricaricabili crescono del 21,6% in Francia e in Gran Bretagna, del 13,3% in Italia, dell’11,% in Spagna. A settembre, l’Italia ha toccato una quota pari all’8% di auto a batterie (a settembre 2019 era solo dello 0,8%).

“I consumatori”, spiega a Il Riformista Federico Pirro, coordinatore scientifico del CESDIM – Centro Studi e Documentazione sull’industria nel Mezzogiorno – “si stanno orientando verso l’acquisto di auto usate oppure, dove possibile, puntano a modelli full electric e plug in” (auto ricaricabili, dotate di una batteria, attraverso una spina tradizionale, una wall box o una colonnina pubblica, ndr).

A pesare sul mercato dell’automotive, è la crisi dei microchip, “il cervello della società dell’informazione”, che sono contenuti ovunque: nei computer e negli smartphone, ma anche nei frigoriferi, nei forni, negli impianti di domotica, ce ne sono a centinaia – e in futuro saranno molti di più – anche nelle auto. Che sono le prime a pagare le conseguenze tanto che le case automobilistiche hanno dovuto rivedere i loro programmi di produzione per la carenza di componenti.

Si teme che questa crisi di fornitura dei microchip – come ha rilevato l’ultima edizione dell’osservatorio della componentistica della Camera di Commercio di Torino, dell’Anfia e del Centro per l’automotive dell’Università Ca Foscari di Venezia – possa durare per tutto il 2022, con un prolungamento fino al 2023.

Ma non basta: sulla brusca e prolungata frenata delle immatricolazioni pesano anche la nuove regole che stanno per essere approvate a Bruxelles . E infatti, per porre un argine al riscaldamento climatico con l’azzeramento della CO2 – secondo tempistiche che a produttori e analisti appaiono troppo affrettate – la Commissione Europea con la normativa Fit for 55 – che deve però ancora ricevere l’ok dal Consiglio dei Capi di Stato e di Governo e dal Parlamento di Bruxelles – ha inteso avviare un processo che porterebbe i costruttori europei, dal 2030, a non produrre e vendere più auto a carburante, ma solo veicoli a trazione elettrica.

“Oggi e sempre più nei prossimi anni, i costruttori di auto dovranno innanzitutto assicurarsi maggiori approvvigionamenti di semiconduttori perché le auto elettriche contengono molti più microchip di quelle a carburante”, sottolinea Pirro: “Si pensi che nel 2020 l’88% delle auto vendute nel mondo era a benzina o diesel, mentre l’8% era rappresentato dalle ibride non plug-in. Nel 2030 si stima che solo il 25% delle vetture vendute marcerà con il solo motore a scoppio”.

Intanto l’ANFIA – Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica – ha rivisto le stime sul mercato italiano che chiuderà quest’anno con circa 1,5 milioni di immatricolazioni, con una lieve ripresa sul 2020, ma con un – 22% sul 2019, nonostante gli incentivi del Governo.

Naturalmente l’accresciuta domanda di energia, dovrebbe essere soddisfatta da fonti rinnovabili e sotto questo profilo in Italia siamo in ritardo perché gli investimenti in solare ed eolico dovrebbero accelerare già da quest’anno di 10 volte rispetto a quelli attuali per rendere le ricariche alle colonnine e le batterie da montare sulle auto – e poi da smaltire – compatibili con l’ambiente, così come andranno moltiplicate le colonnine per le ricariche.

“Di fronte ad un contesto di mercato in così forte evoluzione”, conclude Pirro, “i fornitori di componentistica non possono restare passivi: gestire proattivamente la trasformazione del mercato può aprire opportunità di crescita formidabili, sviluppare nuovi prodotti, nuovi modelli di business e modalità di collaborazione”.

Ho scritto “Opus Gay", un saggio inchiesta su omofobia e morale sessuale cattolica, ho fondato GnamGlam, progetto sull'agroalimentare. Sono tutrice volontaria di minori stranieri non accompagnati e mi interesso da sempre di diritti, immigrazione, ambiente e territorio. Lavoro a +Europa.