“Il sistema delle concessioni autostradali va sicuramente rivisto e io credo che ci siano diversi modelli possibili per la gestione di Autostrade e vadano applicati sui diversi territori”. Il Movimento 5 Stelle prosegue il suo pressing e accelera per la revoca della concessione ad Autostrade per l’Italia, finita nel mirino dei pentastellati dopo il crollo del ponte Morandi di Genova del 14 agosto 2018.

ANAS ALTERNATIVA AD ASPI – Il ministro delle Sviluppo Economico Stefano Patuanelli ai microfoni di Radio Capital ha infatti ribadito come per quanto riguarda Autostrade per l’Italia “c’è un’evidenza fattuale che non hanno fatto ciò che dovevano fare sul piano della manutenzione e degli investimenti”. L’esponente grillino lancia anche il possibile piano B dopo l’eventuale revoca ad Aspi: “Anas è l’alternativa immediata, ma bisogna poi individuare le opzioni migliori. Non sono favorevole a un modello che fa gestire tremila km di autostrade allo stesso soggetto”.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche il capo politico del M5S Luigi Di Maio, che a Radio Anch’io ha spiegato che “si va verso la revoca delle concessioni autostradali. Bisogna togliere a questi signori la concessione il prima possibile dopo che hanno preso i nostri soldi per i pedaggi senza fare la manutenzione delle strutture”.

REVOCA “INCOMPRENSIBILE” – Il nuovo amministratore delegato di Aspi Roberto Tomasi in un’intervista a ‘La Stampa’ ha definito invece “incomprensibile” l’eventualità di una revoca da parte del governo alla società. “Tutti i viadotti della rete autostradale gestita da noi sono sicuri – ha detto Tomasi -, lo garantisco, ma reagiremo a ogni segnalazione di criticità. E le dichiarazioni rese dall’ex capo delle manutenzioni di Autostrade non trovano riscontro nei nostri manuali”.

Quanto alle criticità denunciate su alcune infrastrutture, Tomasi ricorda come “sui viadotti di recente classificati con 60 e 70 le Direzioni di Tronco sono intervenute subito. Questi ponti sono sicuri”.

Infine, sull’ipotesi di un ritiro della concessione ad Aspi, Tomasi rivendica come quello che guida “è un gruppo di 7000 persone, che ha realizzato e sviluppato i progetti più importanti del sistema infrastrutturale italiano. Pensare che l’interesse di un Paese sia quello di rinunciare a questo bagaglio di competenze, mi sembrerebbe non comprensibile”. Ma sull’idea di ridimensionare la concessione “il tavolo è aperto – conclude – stiamo ragionando su aspetti tecnici