Ed è venuto ancora una volta a domicilio nelle nostre case il Presidente Giuseppe Conte. E’ venuto, volto a rassicurare, con lo sguardo nella telecamera e con le parole sospese tra il bisogno di dare una speranza e la cautela che impone un’emergenza crudele pronta a riaccendersi.

E’ questa l’immagine che trasmette, l’atteggiamento di chi vuole presentarsi in un modo da ispirare fiducia e le crepe che ne attraversano la superficie, espresse con i se e con i ma e con l’insistenza sulla Consapevolezza, come a dire lo sappiamo, i problemi ci sono e non sono lievi e forse tutto quello che stiamo facendo non basterà.

Un Presidente costretto a dare con una mano quello che almeno in parte si trova a dover togliere con l’altra, in un esercizio di equilibrismo che lo pone di fronte agli Italiani come frontman del Governo, la controparte o l’alleato da cui tanti si attendono la certezza di aiuti e sostegni che non si perdano nelle maglie dell’amministrazione o nel labirinto delle pagine e dei dettagli delle ordinanze.

Conte mi è sembrato oscillare tra la figura di un Babbo Natale sollecito e premuroso e un Grillo (costretto dalle cose a essere poco) Parlante.

I riferimenti non vogliono essere personali, cercano solo di dare figura alla modalità del discorso con cui il Presidente continua ad apparire alla gente della penisola e delle isole, in particolare a questo speech sulla Riapertura/Ripartenza che fa seguito a quello di qualche giorno fa sul Rilancio.

Babbo Natale per dire della preoccupazione di dare conto dello sforzo finanziario messo in campo, con l’elencazione puntuale delle provvidenze previste per imprese grandi e piccole, per la filiera agricola, per i lavoratori, per le famiglie, per il sistema sanitario, per l’Università… Un’acrobazia, raccontare in pochi minuti 256 articoli e 464 pagine, in mezzo tra la tentazione di dire tutto e la necessità di sintetizzare senza diminuire l’effetto.

Un Babbo Natale che sa cosa ci stia nella sacca dei doni e che ancora nell’ultima sortita ha dovuto precisare: “Sono consapevole che non potrà essere la soluzione di tutti i mali, però stiamo dando una mano. Con questa manovra gettiamo un ponte per contenere l’impatto della crisi”, subito annunciando un decreto sulla semplificazione perché il black hole su cui rischia di implodere tutto è il collo di bottiglia dei soldi che non arrivano, della cassa integrazione che non parte, delle aziende che sono con l’acqua al collo e non hanno tempo.

E’ su questo crinale che il profilo Babbo Natale si complica con quello di un Grillo (quello di Pinocchio s’intende) Parlante che deve tenere conto di una serie di paletti e non può ignorare le difficoltà che sono tante e hanno la durezza della realtà.
Anzitutto, la minaccia non scongiurata che la curva dei contagi riparta e che lo spettro dell’emergenza torni a riaffacciarsi drammaticamente – Conte lo ha ribadito e resta il sottotesto/cornice di tutto il discorso – e dunque “Il rischio calcolato”, come a dire sappiamo che è un rischio questa riapertura, ma dobbiamo assumercelo, non lo facciamo al buio (speriamo) ma con il calcolo, con un algebra dei pro e dei contro. E poi, l’ombra sottile che ha accompagnato le sue parole e l’enfasi con cui ha rivendicato il lavoro e il respiro dei provvedimenti annunciati: che i soldi non bastino, che la fiducia come il transatlantico famoso vada a sbattere sull’iceberg del collasso economico e del malcontento se non della disperazione sociale. Dunque, un Grillo Parlante suo malgrado inquieto, come se quel ruolo fosse attraversato da un’insicurezza che non può essere rimossa e che si allunga anche sulle raccomandazioni che ha continuato a ripetere come un mantra ossessivo, mascherine e distanza sociale.
Di qui anche la necessità/alibi di dare l’impressione di un Governo che non si ferma all’attualità ma guarda oltre e mette in cantiere nuove azioni, dalla sopraddetta Semplificazione all’informazione in difficoltà, dalla riflessione sul rapporto Stato-Regioni, al dumping fiscale. Insomma, l’agenda è piena, stiamo lavorando e pensiamo a tutto…

Ha avuto, Conte, un passaggio che aiuta a disegnare ancor più la sua immagine: “Sono stato tacciato di essere dittatore, paternalista, ma il governo la faccia la mette sempre”.

Non è detto che in una giustificazione debba sempre esserci un’ammissione, certo Conte sa di muoversi su un bordo assai delicato che riguarda la stessa natura della democrazia. Mentre respinge le accuse, sa che nel suo ruolo di Presidente del Consiglio viaggia sul bordo rischioso delle regole istituzionali e sa anche che queste apparizioni inevitabilmente contribuiscono alla sua immagine e non sono affatto scevre dal paternalismo.

E’ un aspetto difficilmente districabile dalla curva leaderistica che l’emergenza ha impresso alla sua presidenza. Per uscirne Conte si è appellato alla faccia che continua a metterci. E’ lui il nostro dirimpettaio, non si nasconde, viene, annuncia, si raccomanda e scompare fino alla prossima puntata del serial Giuseppe Conte. La storia di un Presidente che si è trovato a portare una croce pesante, per certi versi tremenda, un anonimo Cireneo saltato fuori dal cilindro degli accordi della politica se l’è trovata sulle spalle e è consapevole che questa volta non ci saranno scorciatoie. Non solo, la croce l’ha presa e ne esibisce il dovere faticoso che gli tocca di portarla.

Se sarà Venerdì Santo o Pasqua della Rinascita e non per lui ma per il Paese siamo ansiosi di scoprirlo e saranno le cose a dirlo.