Voleva riappropriarsi di una casa dissequestrata. Ma adesso Leonardo Badalamenti, il figlio di “don Tano seduto”, rischia di essere estradato nell’inferno delle carceri brasiliane per 50 grammi di cocaina trovati nella sua auto, quasi dieci anni fa. Nonostante l’allarme delle Nazioni Unite e di una sfilza di ong che hanno definito la condizione carceraria in Brasile simile a un “inferno da girone dantesco! «Sono vittima di un complotto», ha detto ai giudici della Corte d’Appello, che da quest’estate stanno valutando la sua estradizione, in virtù di un trattato tra i due paesi che prevede la possibilità di rifiutare la consegna, qualora ci sia il «rischio di essere sottoposto a trattamenti inumani o degradanti».

In questi giorni la procura generale (sostituto pg Carlo Marzella) è tornata a chiedere la sua estradizione, i suoi legali, avvocati Baldassare Lauria e Nino Ganci, invece hanno presentato un’istanza per opporsi alla richiesta. «È affetto da alcune patologie che lo rendono a rischio covid, un eventuale trasferimento in quel paese sarebbe devastante a causa del dilagare dell’epidemia e al già atavico sovraffollamento», dice l’avvocato Lauria. La Corte si è riservata di decidere, anche dopo aver acquisito report e dossier sull’attuale condizione carceraria in Brasile. In Italia la sua fedina penale è del tutto illibata, ma agli inizi di agosto l’erede di sangue del boss Gaetano Badalamenti è stato arrestato “ai fini estradizionali” dagli agenti della Dia, in esecuzione di una condanna a 5 anni e dieci mesi per “traffico di sostanza stupefacente” emessa dal Tribunale di San Paolo. Si tratta di un episodio che risale al marzo 2007, quando venne fermato per aver «trasportato con la sua autovettura un pacco del peso di 55,2 grammi contenente cocaina destinata alla vendita».

L’Interpol lo aveva registrato con “tre nomi differenti” e per questo riconosceva il “pericolo di fuga”. Da quest’estate è detenuto al carcere Pagliarelli di Palermo, in regime di alta sorveglianza. Per lungo tempo aveva vissuto in Brasile e i carabinieri del Ros nel 2009 lo arrestarono per associazione mafiosa mentre si trovava nel paese latinoamericano, nel blitz “Mixer-Centopassi” ma presto tornò in libertà e assolto da ogni accusa. Da quattro anni viveva a casa della madre, a Castellammare del Golfo, dove la mattina del 4 agosto lo hanno trovato gli investigatori dell’Antimafia, senza molte difficoltà. Nei giorni precedenti all’arresto Badalamenti jr era finito al centro di una piccola querelle con il comune di Cinisi. Il 2 luglio, a distanza di tredici anni dal primo sequestro, la corte d’Assise di Palermo aveva dissequestrato un casolare, restituendolo al figlio di “don Tano”, che agli inizi di agosto cambiò il lucchetto. Scontrandosi con il sindaco di Cinisi, perché il comune in questi anni ha ristrutturato con dei fondi europei il bene confiscato, che dovrebbe diventare un mercato ortofrutticolo e un centro per la valorizzazione della vacca cinisara. Due giorni dopo fu arrestato.