Elio Lannutti, abruzzese, 71 anni, senatore di professione, complottista per passione. Sembra irrazionale, invece è proprio il senatore anti-casta del Movimento 5 Stelle il candidato alla presidenza della Commissione Banche. È quanto emerge dalla votazione dei 13 componenti pentastellati, tenutasi giovedì 5 dicembre, e che ha visto Lannutti trionfare sugli altri tre colleghi in lizza per la stessa posizione: Alvise Maniero, Carla Ruocco e Marco Pellegrini. La candidatura non è ovviamente definitiva, dovrà essere prima vagliata dalle altre forze politiche, che concorreranno con le rispettive proposte. Ma chi è realmente l’aspirante presidente?

Sociologo di formazione, ex dirigente sindacale, ex banchiere, poi giornalista pubblicista e in prima fila nelle battaglie al fianco dei consumatori, ma anche uno dei più audaci sostenitori delle teorie del complotto in ambito antisemita, antimassonico e antivaccinista. Tra gaffe, appellativi fintamente simpatici (Mattarella era il “padrino”, papa Francesco alle dipendenze del Bilderberg), Lannutti non si è mai sottratto di fronte alla libertà di parola, anche quando questa potesse suonare – o lo fosse dichiaratamente – negazionista e politicamente scorretta. La più eclatante (e imbarazzante) delle teorie cospirazioniste avallate dal senatore risale allo scorso gennaio, quando condivide su Facebook e Twitter un articolo dal sensazionalistico titolo Le 13 famiglie che comandano il mondo, sostenendo la tesi per la quale il sistema bancario internazionale sia in realtà controllato dal Gruppo dei Savi di Sion, menzionando i celeberrimi Protocolli. Dietro la stesura del testo (da lui definito «un manifesto») ci sarebbe il banchiere ebreo Mayer Amschel Rothschild in combutta con i potenti sionisti. Una fanta-scoperta! Peccato che tutti sapessero – eccetto Lannutti a quanto pare – che i Protocolli dei Savi di Sion sono accertati come falso documento storico di natura antisemita, diffuso il secolo scorso dall’Impero russo a scopo discriminatorio.

Una fake news della quale il senatore si è poi scusato, ma che l’ha reso protagonista di una serie di condanne mediatiche da parte dei suoi colleghi e di vere e proprie petizioni per spingerlo a chiedere le dimissioni, che però non presenterà mai. Il mese seguente, il nome di Lannutti viene iscritto nel registro degli indagati della Procura di Roma per il reato di diffamazione, aggravata dall’odio razziale. En plein. In un solo colpo Lannutti si inimica il presidente dalla Comunità ebraica a Roma, Ruth Dureghello; costringe il leader del Movimento 5 stelle, Luigi di Maio, a prendere le distanze dalle sue false dichiarazioni, guadagnandosi pure non poche antipatie nel mondo della finanza. L’annuncio della sua candidatura è stata difatti accolta tra malumori e scetticismo generale in tutto il centrosinistra. Il deputato del Pd, Emanuele Fiano, scrive su Twitter di intravedere in questa candidatura «un problema grande quanto una casa». Più inamovibile il fronte Italia Viva. Il deputato Gennaro Migliore tuona categorico: «Italia Viva non lo voterà mai. E sarebbe incredibile che qualcun altro lo votasse». Viene dunque da chiedersi: qual è la credibilità di un papabile presidente della commissione Banche se l’argomentazione in materia finanziaria più valida che sfodera è un documento unanimamente accertato dalla comunità scientifica come falso? Ma soprattutto, in che modo il mondo del credito potrà mai riconoscere la sua posizione e accordargli la giusta rilevanza? Paradosso.