È sempre stato uno dei settori trainanti dell’economia locale e ora rischia di collassare sotto il peso degli effetti a catena che sta provocando l’emergenza sanitaria da Covid-19. È il settore immobiliare, quello delle case e dei negozi in affitto. Basta leggere un po’ di dati per avere un’idea della dimensione del fenomeno sia sul piano economico sia su quello sociale. In Campania il 51% degli immobili di proprietà privata sono dati in locazione, sono oltre 500mila appartamenti. Più della metà sono tra Napoli e la provincia (circa 350mila).

I canoni mensili variano da 300 a 1500 euro e all’anno il settore degli affitti produce un giro d’affari di svariati milioni di euro. È una voce di spesa fissa per le famiglie che non posseggono una casa di proprietà e costituisce al tempo stesso una rendita indispensabile per molti dei proprietari. In città gli affitti sono più diffusi nei quartieri del centro e tra il Vomero e Posillipo dove c’è la gran parte del patrimonio immobiliare privato in affitto, mentre nella provincia di Napoli il fenomeno è particolarmente diffuso nell’area vesuviana nonostante si tratti di una zona da tempo considerata zona rossa per via del rischio Vesuvio, e per questo fuori dall’ambito di concessione delle agevolazioni e canoni concordati.

Per non parlare della costiera e delle isole, dove pure l’economia locale poggia ampiamente sul settore immobiliare, fra case vacanze e locazioni di case e negozi. Cosa sta accadendo a questo segmento dell’economia campana? Cosa ne sarà di tutte le famiglie che non riusciranno a pagare l’affitto a fine mese? Dopo sanità e lavoro, quello della casa rischia di diventare un nuovo dramma. L’emergenza abitativa, soprattutto nella periferia di Napoli, era una criticità già prima del coronavirus. Numerose le famiglie morose già costrette allo sfratto. Ora le loro sono storie sospese, perché a causa della pandemia il governo ha disposto la sospensione degli sfratti per morosità fino al 30 giugno.

Ma poi cosa accadrà? Le stime del Sindacato unitario nazionale inquilini e assegnatari, presieduto in Campania da Antonio Giordano, non sono affatto rosee. Ai drammi di prima si aggiungeranno quelli dei nuovi poveri, cioè di chi, a causa degli effetti della pandemia, perderà lavoro e reddito. Il Sindacato sta dialogando con le Commissioni parlamentari affinché siano adottate sin da ora misure di contenimento.

La proposta è al tempo una speranza del Sindacato, e riguarda la possibilità, da parte del governo, di concedere un massiccio finanziamento al Fondo per gli affitti alzando la soglia a oltre 300 milioni di euro, stabilendone almeno 50 milioni per la Campania, oltre a una sburocratizzazione delle procedure in modo da permettere ai sindaci dei singoli comuni di erogare il contributo a chi ne ha realmente bisogno, e senza dover aspettare il bando che finirebbe invece per allungare i tempi. L’obiettivo da raggiungere è duplice: salvare gli inquilini da sfratto per morosità e ristorare i proprietari che danno i propri immobili in locazione.

Intanto in Campania un primo risultato è stato raggiunto, perché la Regione ha prorogato da marzo a giugno il termine per partecipare al bando di sostegno per gli affitti. Ma non basta. Il Sindacato chiede al governo di implementare il Fondo per gli affitti, di abbassare le soglie di reddito che consentono di accedervi e di estendere la cedolare secca del 10% a tutti coloro che concedono canoni di affitto concordato, e non solo, come accade ora, ai comuni con alta tensione abitativa. C’è grande preoccupazione anche da parte di Federproprietà, la federazione che riunisce i proprietari di immobili in locazione.

Tramite il presidente provinciale Luciano Schifone chiedono al presidente del Tribunale di Napoli Elisabetta Garzo di rivedere la sua decisione e sospendere fino al 30 agosto solo le udienze per finita locazione e non anche quelle sugli sfratti, perché “sembra più giusto che le condizioni di morosità siano caricate sulla fiscalità generale e non sul reddito di singoli cittadini proprietari, per i quali a volte è unico reddito personale”.