La televisione russa su Bucha “nega tutto e presenta la Russia come vittima, accusando l’Occidente di aver orchestrato una operazione speciale per screditare Mosca. Ci sono molte teorie cospirative: c’è perfino chi sostiene che Bucha sia stata scelta per una messa in scena perché la sua pronuncia ricorda la parola butcher, macellaio. Visto che Biden ha chiamato così Putin, questa location avrebbe fomentato ulteriori reazioni in Occidente. Un commentatore lo ha descritto come un lavoro di professionisti, forse inglesi. Sono i migliori in questo. Sanno come piazzare i corpi e creare un’immagine perfetta per colpire la coscienza”.

A dirlo in un’intervista al quotidiano Il Messaggero è Francis Scarr, giornalista di BBC Monitoring che si occupa di guardare, scandagliare, analizzare tutti i giorni quello che viene raccontato dalle televisioni russe. A Bucha, lo scorso fine settimana, è emerso un massacro che ha sconvolto il mondo: cadaveri per strada, ammassati in fosse comuni, corpi trovati con le mani legate dietro la schiena come in un’esecuzione. Dopo il ritiro dei russi dalla città alle porte di Kiev e il ritorno degli ucraini sono emerse le immagini.

Le truppe di Mosca si stanno concentrando in questa fase a sud e soprattutto nell’est del Paese, nel Donbass – cui porzioni di territorio sono state occupate nel 2014 da separatisti filo-russi che hanno auto-proclamato due repubbliche indipendenti riconosciute dal presidente Vladimir Putin solo due giorni prima l’annuncio dell'”operazione speciale” di “smilitarizzazione” e “denazificazione”. L’informazione in Russia ha subito un’ulteriore stretta dall’inizio dell’invasione. Parola vietata con un’altra: guerra. Chi diffonde quelle che il Cremlino considera fake news sul conflitto rischia fino a 15 anni, pena aumentata proprio nei primi giorni dell’invasione dell’Ucraina.

Scarr racconta che “da quando la guerra è iniziata il palinsesto è cambiato completamente. Prima c’erano un paio di talk show politici e il resto era intrattenimento. Dal 24 febbraio c’è solo propaganda, tra notiziari e approfondimento. Il copione è sempre lo stesso, un conduttore e quattro ospiti che portano avanti due temi: la de-nazificazione dell’Ucraina e le colpe dell’Occidente. Di recente si è intensificato l’uso del termine guerra riferita però al conflitto con l’Occidente sul piano delle sanzioni economiche e dell’informazione. Quindi i nemici siamo noi”. Particolare interessante: “Non vogliono apparire come isolati e citano i paesi che non hanno condannato l’aggressione promettendo che l’economia si risolleverà grazie a loro: Europa, Usa e Gran Bretagna, dicono di rappresentare la comunità globale ma non è vero perché il resto del mondo è dalla nostra parte”.

Circa due terzi dei russi formano la propria opinione, secondo l’analista, sulla televisione che resta la fonte primaria di informazione. “Gli ospiti vengono incoraggiati e diffondere teorie che più sono assurde e meglio è. Alcune sono perfino ridicole ma contribuiscono a creare questo senso di sfiducia verso di noi”. Il Cremlino nega ogni accusa su Bucha. Le autorità ucraine sostengono che in altri sobborghi alle porte di Kiev da dove i russi si sono ritirati su sarebbero tenuti altri massacri. Solo negli ultimi giorni i giornalisti inviati dalle testate sui posti stanno raggiungendo i luoghi.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.