Calci e pugni contro l’autobus stracolmo di passeggeri e insulti all’autista, vittima sacrificale dei continui disservizi del trasporto pubblico. E’ quanto accaduto in mattinata a Napoli, nel quartiere Fuorigrotta, dove a causa della ressa per salire sui bus si sono vissuti momenti di forte tensione prima allo stazionamento di piazzale Tecchio poi nei pressi di una fermata lungo via Giacomo Leopardi.

Qui due giovani non sono riusciti a salire a bordo della linea 181, quella che da Fuorigrotta porta al quartiere Vomero, e hanno scatenato tutta la propria rabbia contro il conducente. Urla e minacce prima di prendere a calci il mezzo di trasporto pubblico. Non è chiaro se i due avessero o meno il biglietto per salire a bordo. La vicenda ha provocato la reazione dei sindacati di categoria che hanno duramente attaccato i vertici dell’ANM.

“Le condizioni in cui sono costretti a lavorare gli operatori dell’Anm – fa sapere Marco Sansone del Coordinamento Regionale USB – sono inaccettabili, come dimostra questo ennesimo episodio di violenza. Si affrontano le esigenze della cittadinanza senza i mezzi necessari e facendo fronte a mille pericoli e difficoltà. Come lavoratori e cittadini di questa città siamo davvero stanchi. Ogni giorno andiamo a lavoro senza sapere cosa dobbiamo aspettarci”.

Sull’episodio interviene anche il consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli: “Il video che sta avendo particolare evidenza sui social rappresenta una profonda vergogna, pienamente rappresentativa dell’inciviltà e della violenza dilaganti. Purtroppo casi del genere sono all’ordine del giorno. Atti di intemperanza e teppismo si verificano oramai a cadenza quotidiana, specialmente tra i giovani”.

“Occorre – aggiunge – che le forze dell’ordine diano un argine a questa ondata. Abbiamo inviato il video alla polizia in modo da poter procedere all’identificazione del protagonista di questa assurda vicenda. Riteniamo sia doveroso punire in maniera esemplare la sua maleducazione, oltre a fargli ripagare i danni cagionati all’autobus. Qualora si tratti di un minorenne l’azienda si rivalga sui genitori, corresponsabili delle carenze educative del figlio”.