È sabato mattina, a Salerno, quando un malato psichiatrico, già in cura per problemi di aggressività, esce di casa e inizia a guidare una macchina dalla tenuta improbabile: ha le quattro ruote sgonfie. Una pattuglia della polizia stradale gli intima lo stop, inutilmente. Una gazzella dei Carabinieri lo affianca, ma viene speronata. Pochi istanti dopo la macchina, priva dell’aderenza degli pneumatici, perde il controllo e va dritta contro un muro. Si incendia, e si alza una nuvola di fumo denso. Il conducente però ne esce illeso, tanto da ingaggiare subito una colluttazione con i Carabinieri che lo hanno intanto circondato. Poi arriva una seconda macchina dell’Arma.

I militari diventano cinque, e a più riprese si scagliano contro l’uomo, che reagisce, poi finisce a terra sotto una gragnuola di colpi e di calci. Un pestaggio vero e proprio. I Carabinieri non indossano guanti, neanche quelli previsti per la prevenzione dal Covid-19, e picchiano con un manganello che a un certo punto – tanta è la forza nel colpo – volerà a tre metri dall’uomo. La ricostruzione della scena è stata possibile grazie a due video che i testimoni presenti hanno iniziato a girare con il telefono. È un video che colpisce, al termine del quale sappiamo che l’uomo viene infine fatto salire su un’auto di servizio e condotto all’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona, a Salerno. dove viene anche sottoposto a tampone per verificare un’eventuale positività al Covid-19, che sarà poi esclusa.

Il protagonista della vicenda viene denunciato a piede libero per i reati di resistenza, violenza e lesioni a pubblico ufficiale ma non arrestato anche in considerazione delle sue condizioni psichiche: attualmente è ricoverato nel reparto di psichiatria del presidio sanitario. Il video, postato sui social network e pubblicato anche dal sito del Riformista, innesca subito la reazione indignata di molti.  Dei fatti è stata informata la Procura di Salerno, alla quale sono stati consegnati anche i video pubblicati in rete e che ha aperto un’inchiesta. Dal comando provinciale dei carabinieri hanno fatto sapere in una nota che sono in corso «le opportune verifiche sul rispetto delle procedure da parte dei militari intervenuti e sul comportamento tenuto nel complesso». Ad intervenire subito è stata Rita Bernardini, presidente dell’associazione radicale Nessuno Tocchi Caino. Bernardini ha scritto al Procuratore capo della Repubblica di Salerno, Giuseppe Borrelli, che ha aperto un’inchiesta.

«Un episodio incredibile, che Procura e Carabinieri devono chiarire, e che ci dice quanto sia urgente una campagna di educazione seria al rispetto delle regole per i militari dell’Arma in servizio», ci dice Bernardini. «L’arma dei Carabinieri deve stare attenta, perché la verità sulla vicenda Cucchi è recente ed emersa solo grazie alla caparbietà di Ilaria Cucchi e del suo compagno nel fare le controindagini. Per fortuna oggi ci sono i telefonini, perché altrimenti avremmo dovuto aspettare la testimonianza. Mi chiedo quanti episodi di questo tipo esistono e rimangono nel silenzio». Anche Amnesty International si è detta turbata dal video del pestaggio.

«Apprezziamo la tempestività con cui si è aperta un’indagine sull’operato dei carabinieri sabato 28 marzo a Salerno. La complessità della situazione e la comprensibile tensione non possono giustificare atti di violenza nel controllo delle misure di lockdown».  Nessun dubbio sull’asserita esperienza dei Carabinieri coinvolti, che la stampa locale definisce temprati da una lunga gavetta che li ha visti coinvolti anche in operazioni impegnative. Rimangono però quei drammatici fotogrammi, con la scena di un uomo, psichicamente instabile, che viene colpito a terra. Procura della Repubblica e inchiesta interna all’Arma, adesso, dovranno chiarire dinamica e responsabilità.

Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.