Caravaggio il mito, la leggenda, l’eroe intramontabile e anche negativo. Una specie di rockstar della pittura. Per la vita avventurosa e la carica rivoluzionaria della sua opera che non smettono di ispirare film, documentari, fumetti e naturalmente mostre. Ovunque sia passato Michelangelo Merisi detto Caravaggio ha influenzato, dettato i tempi, lasciato tracce con opere insuperabili. Anche a Napoli, dove ha vissuto in due diversi momenti della sua vita. Dove ha lasciato un’eredità imparagonabile e dove era arrivato in fuga: condannato alla decapitazione per aver commesso un omicidio.

PRIMA DI NAPOLI – Michelangelo Merisi diventa noto con il nome del borgo omonimo in Lombardia, Bergamo, dove nasce, nel 1571. È allievo di Simone Peterzano, nella cui bottega apprende l’osservazione della natura e la pratica del dipinto dal vero o da modello e una particolare attenzione alla luce. A 21 anni arriva a Roma. Comincia a lavorare nella bottega di Giuseppe Cerasi, detto il Cavalier d’Arpino. La sua arte diventa una scheggia nell’ambiente manierista. Le opere la Buona Ventura e i Bari richiamano grande attenzione. Dipinge per il cardinale Francesco Maria Del Monte. Realizza tre capolavori nella chiesa di San Luigi dei Francesi, nel centro di Roma: La vocazione di San Matteo, il Martirio di San Matteo, San Matteo e l’angelo.

 

Alcune tele gli vengono rifiutate perché irriverenti o indecorose. I protagonisti dei suoi dipinti sono gente umile, prostitute anche, spesso in abiti contemporanei, altre volte riconoscibili. Attributi che non si addicono alle rappresentazioni dei santi. Per ogni opera ritirata non mancano comunque gli acquirenti: a sostenerlo c’è una sostanziosa committenza privata composta dai Barberini, gli Aldobrandini, i Massimi, i Colonna, il cardinale Gerolamo Mattei, il marchese Giustiniani. La sua carriera artistica decolla mentre il suo carattere trasgressivo mostra le sue intemperanze: risse, violenze, schiamazzi, denunce, arresti. La sua vita cambia il 28 maggio 1606, quando a Campo Marzio uccide Ranuccio Tommasoni da Terni. A scatenare la discussione degenerata in delitto, un fallo nel gioco della pallacorda e probabilmente una donna, Fillide Melandroni, contesa dai due. Caravaggio è condannato alla decapitazione – tema che diventa sempre più frequente nella sua opera – e quindi fugge. Da questo momento la sua opera assume tratti più cupi.

 

NAPOLI – Merisi arriva a Napoli per la prima volta alla fine del 1606. Un periodo florido, caratterizzato da una produzione dalla forte tensione morale, e da un legame solido e prolifico con il territorio e la scena artistica partenopea. Vive ai Quartieri Spagnoli. È raccomandato alla famiglia Carafa Colonna. Qui esegue svariati capolavori, tra cui: Giuditta che decapita Oloferne (scomparsa), una Flagellazione di Cristo, Salomè con la testa del Battista, Davide con la testa di Golia, la Crocifissione di Sant’Andrea, la Madonna del Rosari, Le Sette opere di Misericordia.

Nel giugno 1607 Caravaggio lascia Napoli. Malta, Siracusa, Messina, Palermo. Viene investito Cavaliere, dipinge, si interessa all’archeologia, è arrestato, evade, dipinge ancora, e infine torna nuovamente a Napoli. Un altro periodo prolifico: per un altro anno a partire dall’autunno del 1609. Vive presso la marchesa Costanza Colonna nel Palazzo Cellammare e lavora a un gran numero di committenze. La fama ormai lo precede. Nemmeno i problemi lo mollano: in una rissa nei pressi di via Monteoliveto, all’uscita della Locanda del Cerriglio, viene sfigurato. Comincia a circolare anche la notizia della sua morte. Caravaggio però è vivo e attivo: dipinge numerose opere, alcune perse durante il terremoto del 1805. E anche il Martirio di Sant’Orsola, considerato la sua ultima opera. Quando viene a sapere che papa Paolo V sta per revocare la sua condanna a morte si mette in viaggio con una feluca-traghetto verso Palo Ladispoli dove avrebbe dovuto attendere il condono papale. Fermato, perde il suo bagaglio con le tre opere che, concordate con il cardinale Scipione Borghese, avrebbero pagato la sua libertà. Malato di febbre alta, probabilmente affetto da un’infezione intestinale trascurata, restò a Porto Ercole e curato nel sanatorio di Santa Maria Ausiliatrice, dove muore il 18 luglio 1610.

LE OPERE A NAPOLI – Sono tre le opere che si trovano a Napoli del Caravaggio. La Flagellazione, Le Sette Opere di Misericordia, Il Martirio di Sant’Orsola. La Flagellazione era inizialmente conservata nella cappella de’Franchis in San Domenico Maggiore, dove fu collocata nel 1652, ora conservata al Museo e Real Bosco di Capodimonte. Al suo posto ora si trova una copia attribuita ad Andrea Vaccaro. Le Sette Opere di Misericordia, noto anche come la Nostra Signora della Misericordia, rappresenta una tappa fondamentale della carriera del pittore lombardo. Una delle opere più spettacolari del Caravaggio, è conservata al Pio Monte della Misericordia. Il Martirio di Sant’Orsola, conservato alla Galleria di Palazzo Zevallos, ritrae il momento culminante dell’uccisione di Orsola appena trafitta dal dardo scagliato dal re unno a cui non ha voluto concedersi. Venne commissionata dal collezionista genovese Marco Andrea Doria. Per anni è stata conservata a Genova, prima di tornare a Napoli nel 1832.

A seguito del soggiorno dell’artista si instaurò nella città una scuola riconosciuta come caravaggesca, di eredi, diretti o indiretti, del pittore lombardo. Tra questi i napoletani Battistello Caracciolo, Carlo Sellitto, Fabrizio Santafede e Jusepe de Ribera detto “lo Spagnoletto”. Tutti influenzati in particolare dall’ultimo periodo di Merisi, detto tenebrismo, caratterizzato da colori e atmosfere più cupe e tetre. La corrente, che coinvolse numerosi altri artisti, anche in Italia, ma in Europa in generale, durò almeno fino al 1630.