Il decreto fiscale prevede, com’è noto, l’abbassamento delle soglie di punibilità per talune fattispecie penali introdotte nel 2000 con il d.legs n. 74 – portate da centocinquanta a centomila euro – oltre a un aumento delle pene minime e massime. Il provvedimento è stato difeso dal governo sostenendo che in questo modo saranno colpiti i grandi evasori così che chi evade centinaia e centinaia di migliaia di euro sarà finalmente punito con il carcere. Ma bisogna dirlo con franchezza: abbassare la soglia a centomila euro non serve a niente e fa solo male. Fa male perché per condannare un vero evasore in più (si noti che i reati in questione sono reati esclusivamente dolosi) ne processeremo tanti altri che hanno solo commesso degli errori. Tralascio di valutare l’incremento delle pene per dedicarmi all’abbassamento delle soglie di punibilità, in quanto è stato questo aspetto a essere oggetto delle maggiori critiche.

Il principio di base sembra ovvio: se evadi vai in carcere. L’evasione fiscale è un atto antisociale lesivo degli interessi della collettività, su questo non c’è dubbio. Ma se è così, allora, perché punire solo chi evade per somme superiori ai centomila euro? Non è forse spregevole anche trattenere illecitamente novantamila o anche solo cinquantamila euro? La risposta è sì, solo che le soglie di punibilità non sono previste allo scopo di far salvi taluni evasori, bensì per evitare di processare coloro che sono incorsi in un errore, che è tanto più probabile tanto più la fattispecie incriminatrice descrive in modo non del tutto preciso gli indicatori dell’avvenuta evasione fiscale. Sarà sorprendente per il non addetto ai lavori scoprire che esistono fattispecie di reato senza soglia di punibilità o con soglia di soli trentamila euro! In sintesi, con molte approssimazioni. Esistono quattro principali ipotesi di reati fiscali (le altre sono derivate o similari e per brevità non ne parlerò). Le prime due si perfezionano o con fatture false o altri artifici, la quarta è ipotesi omissiva (omessa dichiarazione). Interessante la terza perché è una sorta di ipotesi residuale che si perfeziona se non ricorrono le altre più precise fattispecie.  La prima ipotesi di reato non ha alcuna soglia di punibilità, ed è logico perché c’è un elemento chiaro e preciso che diviene un puntuale spartiacque tra il lecito e l’illecito. La seconda è un po’ meno “precisa”, e lì il legislatore ha previsto come soglia di punibilità la cifra di trentamila euro. Interessante è la terza: “dichiarazione infedele”. Questa è la più imprecisa di tutte giacché ricorre in via principale alla nozione di “elementi passivi inesistenti”, ed è noto in dottrina e in giurisprudenza che tale formula crea non pochi problemi in sede interpretativa.

Proprio questa imprecisione ha indotto il legislatore a contemperare la descrizione dell’illecito con una soglia più alta di punibilità proprio per evitare che venga processato anche chi ha solo commesso degli errori, i quali, si noti, potrebbero anche solo essere l’effetto di una divergenza con l’ente accertatore sui criteri di valutazione degli elementi passivi. Agevole comprendere che più si abbassa la soglia più aumenta il numero di coloro che hanno solo commesso uno sbaglio.  Abbassare la soglia a centomila euro è come curare il cancro con una aspirina. Non serve a niente e fa solo male: a parte che come detto aumenteranno i processi a carico di coloro che hanno solo commesso un errore, aumenteranno i costi sociali, e aumenterà il carico riversato sulle procure, che magari non riusciranno neppure più a perseguire chi ha evaso per davvero e in modo consistente. Il punto è che questa non è materia da decreto. È materia da legge delega, che preveda la stesura di un testo unico in materia fiscale, giacché la normativa fiscale è tra le più caotiche: in questo caos v’è spazio per l’elusione (e l’elusione non è reato) che causa una perdita di gettito, secondo alcune stime, non meno grave di quella causata dall’evasione; ma v’è anche spazio per frequenti errori, errori capaci di trasformarsi in un incubo per il contribuente tutte le volte in cui commessi in buona fede. Vogliamo contrastare l’evasione? Rendiamo le norme più chiare: diminuiremo l’acqua in cui nuotano i veri evasori; miglioreremo la qualità della vita dei contribuenti e, perché no, anche quella dei commercialisti.