Todo Modo
Caro Procuratore vota Sì anche tu per essere più libero
La riforma costituzionale resterà scolpita per sempre. Nessuno potrebbe più “abbassare” lo status del Pm. Godrebbe sempre della stessa indipendenza dei Giudici
Caro Procuratore, ti do del “tu”, perché ho tanti amici come te; vorrei convincerti a votare Sì nel referendum sulla riforma Nordio, ragionando su una sola questione: l’Anm sostiene che la legge sottoposta al referendum vorrebbe porre te, proprio voi Pm, sotto il governo. Voglio dimostrarti che non soltanto è falso, ma che è proprio il contrario.
La propaganda del “Niet” non ne parla mai, ma vorrei che tu – insieme a chi ci legge – apprezzassi il “nuovo” articolo 104 che scolpisce nella Costituzione: “La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere ed è composta dai magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente”. Le righe sono quelle aggiunte dalla riforma: nell’ancora vigente articolo 104 non ci sono; ci saranno, solo se la riforma passerà al referendum. Essendo tu un giurista, sai quanto di “riformismo forte” la Costituzione si arricchisce: “prima” si poteva sostenere – e c’era chi lo faceva con argomenti seri – che i magistrati requirenti, secondo la lettera e gli stessi princìpi costituzionali, non appartenessero pleno iure all’ordine giudiziario; i titolati sarebbero solo i magistrati che “giudicano”. Secondo questa visione, alimentata pure da ambienti politico-giudiziari, voi potreste essere considerati – absit iniuria verbis – magistrati di rango inferiore per alcuni, super-poliziotti per altri: una corporazione a parte, quasi da trattare con distacco e sospetto. Ora, l’articolo 104 riformato riconosce come appartenenti all’ordine giudiziario i magistrati dell’accusa e stabilisce una condizione di parità con i giudicanti: è un importante dato costituzionale, ma anche morale, culturale, psicologico; e, fammelo dire, “politico”, in senso alto.
La pari dignità tra Giudici e Procuratori così diventa integrale e inattaccabile: in futuro, anche tra molti anni (perché ha ragione qui Meloni: i governi passano, ma le riforme costituzionali restano), nessuno, magari con una legge ordinaria e con la maggioranza parlamentare del momento, potrà più “abbassare” lo status dei Pm, rispetto a quello dei colleghi Giudici. Se “prima” era ipotizzabile, con la riforma sarebbe del tutto impossibile. Ecco perché dire che il governo vuole “mettere sotto” i Pubblici ministeri è un incredibile inganno.
Consentimi adesso di fermare la tua attenzione sull’attuale articolo 107, quarto comma, della Costituzione: “Il Pubblico ministero gode delle garanzie stabilite nei suoi riguardi dalle norme sull’ordinamento giudiziario”. Attento, come sai, per molti questa disposizione dice che il Pm non gode di garanzie di indipendenza sancite dalla Costituzione, ma soltanto da una legge ordinaria, (l’ordinamento giudiziario) che potrebbe essere cambiata a colpi di maggioranza semplice. Pertanto – è stato teorizzato – il potere politico potrebbe decidere con facilità di allocare l’ufficio della pubblica accusa in un “altrove” rispetto ai Giudici. Poi, “i giudici sono soggetti soltanto alla legge” (vigente articolo 101 della Costituzione): ma solo “i giudici”, non i magistrati requirenti. Quindi i Pubblici ministeri non sarebbero tutelati nell’indipendenza da poteri esterni, perché loro non sono soggetti “soltanto alla legge”; ma, se il Pm è parte dell’ordine giudiziario, come stabilisce il nuovo articolo 104, anche lui gode della stessa indipendenza dei giudici. È l’opposto della propaganda del No.
Due ultime riflessioni, amico mio. La prima: l’articolo 1 della riforma, che modifica l’articolo 87 della Costituzione, istituisce un “Consiglio superiore della magistratura requirente”, distinto dal Consiglio per la giudicante; voi magistrati dell’accusa avrete un vostro organismo specifico che si occuperà delle vostre istanze: riequilibrerete la minorità numerica – siete 2.250 su 9.600 – rispetto ai “dominanti” giudicanti che vi penalizzava nel Csm “unitario”. Infine, ti prego, farti latore di un suggerimento ai tuoi colleghi: dopo il referendum, se prevarrà col vostro contributo il Sì alla riforma, costituite una vostra associazione distinta dall’Anm, come ce ne sono in tante democrazie stabilizzate. Intelligenti pauca. Spero con te e i tuoi colleghi di “fare i conti” dopo il referendum – i conteggi dei voti, intendo, che hai capito? – e di “tirare su la rete” insieme: una rete di consensi maggioritari al Sì. E, comunque, è valsa la pena scriverti, qualunque decisione prenderai: vale sempre la pena servire la verità; e la libertà.
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