- 3 giorni al voto
Davigo l’Azzeccagarbugli: difendere il sistema che ti ha fatto comodo, e chiamarlo giustizia
Piercamillo Davigo è tornato. A pochi giorni dal voto, l’ex magistrato ha preso parola alla “settimana del No” del Fatto Quotidiano per avvertirci che “questo governo vuole che le sentenze dei giudici siano in linea con quelle della politica”. Sentenza emessa, come sempre, senza appello.
Ora, si capisce che in una campagna referendaria ciascuno arruoli i propri testimonial. Ma il fronte del No — quello che fa della terzietà del Giudice la sua bandiera — ha scelto come voce più autorevole l’uomo che meglio di chiunque altro incarna ciò che la riforma vuole abolire: le porte girevoli tra accusa e giudizio. Davigo ha fatto il Pm per decenni — è l’uomo di Mani Pulite, l’accusatore per eccellenza — per poi transitare, con naturalezza degna di miglior causa, alla funzione giudicante, fino a diventare presidente della seconda sezione penale della Corte di Cassazione. Prima a costruire le accuse, poi a valutarle. Le porte girevoli, in persona.
E nel percorso non ha mai abbandonato la sua filosofia: “Non esistono innocenti, ma soltanto colpevoli non ancora scoperti”. Né quella battuta rivelatrice secondo cui “è più facile uccidere il coniuge che divorziare” — aforisma di chi vede il cittadino come imputato per definizione, e lo Stato come macchina punitiva cui tutto è consentito. Una visione che la Corte europea dei diritti dell’uomo chiamerebbe violazione dell’articolo 6 CEDU, e che Beccaria, nel 1764, avrebbe bollato come residuo dell’ancien régime inquisitorio. Poi è arrivata la condanna definitiva.
Eppure eccolo qui, a battersi contro la separazione delle carriere. Non perché tema la commistione tra accusatore e giudice: lui quella commistione l’ha vissuta, praticata e incarnata per tutta la vita. Si batte semplicemente perché le porte girevoli restino aperte. Roba da Azzeccagarbugli: difendere il sistema che ti ha fatto comodo, e chiamarlo giustizia.
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