Ieri, in Piazza del Popolo a Roma, si è chiusa la campagna del Comitato “Società Civile per il No” in vista del referendum costituzionale sulla magistratura del 22 e 23 marzo. Una manifestazione che ha visto la presenza di esponenti politici, rappresentanti di associazioni e figure istituzionali schierate contro la riforma promossa dal governo guidato da Giorgia Meloni e dal ministro Carlo Nordio. Sul palco si sono alternati interventi dai toni accesi, accomunati da una forte critica al progetto di riforma e da un appello al voto contrario.

Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana, ha attaccato duramente la presidente del Consiglio, accusandola di essere concentrata esclusivamente sulla campagna referendaria. Ironizzando sul “video tutorial” diffuso da Meloni, Fratoianni ha parlato di una maggioranza “disperata”, incapace di affrontare le vere emergenze del Paese, a partire dal contesto internazionale e dagli effetti economici dei conflitti in corso. Sulla stessa linea anche il presidente dell’Anpi, Gianfranco Pagliarulo, che ha evocato un rischio più ampio per l’equilibrio democratico. Secondo Pagliarulo, la riforma metterebbe sotto pressione i diritti conquistati con la Resistenza e limiterebbe l’autonomia della magistratura, inserendosi in un quadro di tensione tra governo e organi di garanzia. Parole forti, che richiamano una lettura politica e simbolica della riforma ben oltre gli aspetti tecnici.

Più istituzionale, ma altrettanto netto, l’intervento del sindaco di Roma Roberto Gualtieri. Per l’ex ministro dell’Economia, il provvedimento non affronta le vere criticità della giustizia italiana, come la carenza di organico e le condizioni delle strutture. Gualtieri ha definito la riforma “inutile e ingannevole”, sottolineando come alcune delle modifiche proposte avrebbero potuto essere introdotte senza ricorrere a una revisione costituzionale. La serata si è così trasformata in un momento di sintesi delle diverse anime del fronte del No, unite nella contestazione di una riforma ritenuta inefficace o addirittura dannosa. Tuttavia, al di là degli slogan e delle prese di posizione, resta aperta una questione di fondo: il sistema giudiziario italiano necessita di interventi concreti e urgenti, che non possono essere liquidati con un semplice rifiuto. Ed è proprio qui che il fronte del No mostra i suoi limiti più evidenti. Manca una proposta alternativa chiara e credibile. Limitarsi a respingere ogni cambiamento, evocando scenari allarmistici o rifugiandosi in argomentazioni ideologiche, si traduce in un immobilismo che il Paese non può più permettersi. In un sistema già appesantito da lentezze e inefficienze, dire No senza indicare una strada diversa non è una scelta prudente, ma una rinuncia ad affrontare i problemi.

Il deputato di Forza Italia Enrico Costa ha posto l’accento su un tema centrale del dibattito: l’efficienza del sistema giudiziario. Secondo Costa, negli ultimi due anni ben 226mila persone sono state assolte in primo grado, un dato che evidenzierebbe la necessità di introdurre un filtro più rigoroso già nella fase delle indagini. L’obiettivo, ha spiegato, sarebbe quello di evitare processi inutili e ridurre il carico sui tribunali, consentendo alla macchina della giustizia di concentrarsi sui casi più solidi.

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Classe 2002, mediatrice linguistica dalla penna obiettiva e tagliente. Sicula passata per l’Inghilterra, ma trapiantata a Siena. Appassionata di Palio, politica e polemiche.