-4 al voto
Referendum, è Conte show all’Eur. Veri attori e magistrati nel gotha del grillismo giustizialista
Come concludere una campagna referendaria fondata su una sequela infinita di balle? Semplice: con una bella esibizione conclusiva all’Eur, il prossimo venerdì. Ad annunciarlo è Giuseppe Conte, l’ex premier che con un video da Piazza Montecitorio annuncia l’evento conclusivo, l’ultimo atto del cabarettismo politico delle opposizioni andato in scena in questo lungo mese e mezzo di campagna. Il già “Avvocato del Popolo” ci preme – da buon impresario – ad avvisare che all’evento prenderanno parte “diversi esponenti del mondo della cultura e dello spettacolo” tra cui Enzo Iacchetti (ormai nella sua nuova versione da opinionista impegnato); Elio Germano, che dopo i suoi flop al botteghino ha ripiegato sulle clip per il Comitato del No; Neri Marcorè; Ficarra e Picone; non per ultimo, lo stesso Pif. Ormai tutti giuristi ampiamente riconosciuti come tali.
Certo, giusto per dare una parvenza di serietà ci saranno anche Gustavo Zagrebelsky e Gianrico Carofiglio. Due pedine lanciate in quest’ultima settimana per rendere la campagna del No più credibile e – diciamolo – anche meno grottesca. Ci sarà ovviamente il gotha del grillismo giustizialista, che ammorberà la platea con le teorie dell’assalto politico alla magistratura condito con quel complottismo che partirà dalla P2 e arriverà fino alla fantasmagorica trattativa Stato-Mafia. Citatissimi saranno Andreotti e Berlusconi, e forse anche Craxi.
Ci aspettiamo anche qualche monologo antifascista, giusto per rendere più viva e teatrale l’esibizione. Parleranno di tutto eccetto che della riforma. Faranno dei giri immensi, ma alla fine sorvoleranno. Del resto, è per questo che schierano solo attori e magistrati passati alla politica o in procinto di farlo. Perché gli attori fanno scena e gli ex magistrati difendono i privilegi della categoria, ed entrambi si tengono ben lontani dal merito della riforma: i primi perché lo ignorano; i secondi perché hanno tutto l’interesse di farlo.
Ci hanno provato a mandare qualche giurista più o meno equilibrato in tv o sui palchi, con la parvenza di essere giunti alla decisione di votare No per ragioni inerenti la riforma, e si finiva sempre in una situazione surreale: il giurista in questione concordava con il contenuto della riforma Nordio, ma giustificava la sua opposizione con un semplice quanto ipocrita “non ho concordato con il metodo”. Troppo pericoloso per una campagna ideologica che si è basata solo su interpretazioni false della riforma. Siccome gli italiani non sono fessi, e hanno capito il giochetto, qualcuno avrà pensato: meglio mandare quelli che per mestiere recitano, anche se non sanno nulla e la riforma neanche l’hanno letta.
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