Matteo Salvini resta con il cerino in mano. La presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati si ferma ad appena 382 voti, meno degli oltre 400 in dote al centrodestra, e viene automaticamente bruciata nella corsa all’elezione del 13esimo presidente della Repubblica. E’ il flop del leader della Lega che da giorni prova a compattare la sua fazione politica, facendosi forza sui numeri più alti (457) ma non sufficienti per la maggioranza assoluta (505).

Salvini si fa fuori da solo. Stamattina in conferenza stampa aveva annunciato che Elisabetta Casellati “potrebbe essere storicamente il primo presidente donna della Repubblica”. A distanza di poche ore la debacle. Il suo delirio di onnipotenza, a distanza di due anni e mezzo da quello del Papeete che portò alla caduta del primo governo Conte, ha spaccato il centrodestra che adesso si sta interrogando sui franchi tiratori presenti al suo interno (e non solo in Forza Italia considerato che alcuni voti alla Casellati sono andati anche da ex grillini del gruppo misto). Il partito di via Bellerio ha fatto subito sapere che il gruppo Lega – presenti oggi 208 grandi elettori su 212 – ha votato compatto. Stessa cosa è stata annunciata da Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia. Nel mirino Coraggio Italia (guidato dal governatore ligure Giovanni Toti) e il partito di Casellati, Forza Italia, che avrebbero fatto mancare, tolti gli assenti e quelli andati a Silvio Berlusconi (8) e Antonio Tajani (7), circa una quarantina di voti.

Così come accadde nel 2013 con l’elezione mancata di Romano Prodi, tradito (e con lui anche l’allora segretario Piero Luigi Bersani) da 101 franchi tiratori presenti all’interno del Partito Democratico e della coalizione di centrosinistra. Dopo quella disfatta, Bersani (che si vide bocciare in precedenza anche la candidatura di Franco Marini), si dimise da segretario del Partito Democratico. Chissà che non accada la stessa cosa anche con Matteo Salvini all’interno del partito leghista, già spaccato al suo interno da mesi. Da una parte c’è l’ex ministro dell’Interno, dall’altra la fazione più moderata capeggiata dal ministro dello sviluppo economico Giancarlo Giorgetti e dai governatori Luca Zaia (Veneto) e Massimiliano Fedriga (Friuli Venezia Giulia).

Tornando ai numeri, la Casellati ha raccolto 382 preferenze con il centrodestra che ha dalla sua 457 Grandi Elettori: Lega 212, Forza Italia 136, Fratelli d’Italia 63, Coraggio Italia 31, UDC 5, Noi con l’Italia 3, Diventerà Bellissima 1, Noi di Centro 1, Rinascimento 1, parlamentari nel Misto (non iscritti) eletti col centrodestra 4. Al totale dei voti va escluso quello della stessa presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, che di norma (come il presidente della Camera) non vota. Nel 2013 Prodi, al quarto scrutinio, raccolte invece 395 preferenze (la maggioranza assoluta era a 504). La base parlamentare di riferimento del Pd e del centrosinistra era di 496 Grandi Elettori, di cui 430 solo in forza ai Dem.

Dopo il flop del quinto scrutinio,  il centrodestra, al termine del vertice, avrebbe deciso di astenersi senza ritirare la scheda nel sesto scrutinio. Un modo per contarsi ed evitare franchi tiratori.

 

Redazione