Le due settimane centrali di agosto sono da sempre il tempo della bonaccia, ma non quest’anno a Saxa Rubra e Viale Mazzini. Le pratiche scottanti non vanno in vacanza. Il caso che vede coinvolti Sigfrido Ranucci e il presunto mandante dell’attentato subito, Valter Lavitola, continua a tenere banco alimentato da un duplice binario: le indagini della magistratura e l’audit interno avviato dall’azienda.
Mentre il giornalismo d’inchiesta più celebrato (e strombazzato) d’Italia ha improvvisamente perso la voce, a calcare le scene è proprio il conduttore.

«Ranucci sta dando indicazioni alla redazione e agli inviati sul lavoro da svolgere», ci svela una fonte interna. Vuole mettere il carro davanti ai buoi: se gli arrivasse l’avviso di sfratto, potrà opporsi argomentando che la trasmissione è già impostata, come da contratto. E tra una riunione e l’altra prova a distrarre l’attenzione con la polemica balneare sul suo libro di due anni fa— tra appuntamenti confermati e improvvise cancellazioni — e sollevando polveroni con affannosi e maldestri post social, come quello surreale sulla scomparsa di Francesco Guccini, con cui si autopromuove: «Continueremo a batterci per la difesa dei diritti costituzionali», dice. Non per il giornalismo di inchiesta, dunque, ma per l’applicazione delle leggi previste in Costituzione. Forse confondendo il ruolo del giornalista con quello delle Procure, forse lanciando un messaggio neanche troppo velato alle Procure stesse.

Nervosimo che trapela, raddoppiato, quando si va a fondo sul rapporto che lo lega a Laura Cianfoni, oggi in Fincantieri, prima in Cisl, come suo padre Augusto Cianfoni, che è stato segretario confederale Fai-Cisl. Tra i Ranuccci e i Cianfoni c’è un legame risalente negli anni e che affonda le sue radici nel borgo pontino di Rocca Massima, dove è nato Cianfoni e dove Ranucci ha trascorso l’infanzia. Il sindaco di Rocca Massima gli ha di recente concesso la cittadinanza onoraria. Rimane un giallo il ruolo di Laura Cianfoni nelle “cene di lavoro” da Lavitola. L’azienda televisiva vuol vederci chiaro, stringe i bulloni e sollecita regole rigide su fonti e finanziamenti esterni. La responsabile dell’internal audit Delia Gandini ha già audito Ranucci e il direttore Paolo Corsini, in attesa del via libera definitivo della Procura per completare la relazione da sottoporre all’amministratore delegato Giampaolo Rossi. Sarà lui a decidere, già a fine agosto, sull’avvicendamento di Ranucci.

Nel mirino ci sono i capisaldi di quello che ormai anche il Corriere della Sera di Urbano Cairo epiteta come “metodo Report”. L’audit e il Comitato per il Codice Etico, senza dimenticare il Carbon credit e la cantieristica navale, puntano i riflettori sul documentario Food for profit di Giulia Innocenzi, trasmesso nel 2024. È emerso che tra i finanziatori figurava un socio privato e imprenditore olandese del settore, Michiel Van Deursen, vicino a logiche e fondi di venture capital orientati alla promozione del veganismo: un potenziale conflitto d’interessi e un finanziamento opaco mai esplicitato ai telespettatori. Sotto la lente ci sono anche i servizi sulla Cisl (firmati da Claudia Di Pasquale e legati a tensioni interne con l’ex sindacalista Lina Lucci) e le polemiche sollevate dall’ex primario Roberto Rigoli, assolto dopo un calvario giudiziario e critico verso l’uso di documenti riservati esibiti in tv.

Fuori dagli uffici di Viale Mazzini, il clima si fa pesante e a tratti surreale. Nei corridoi della televisione pubblica lo show è servito anche grazie all’ironia dei colleghi. Come quella di Salvo Sottile, che non perde occasione per scherzare sul feeling politico e giudiziario tra il conduttore e Giuseppe Conte, entrambi finiti sotto la lente di ingrandimento: «Ormai possiamo parlare di Contucci: mezzo Conte e mezzo Ranucci». Una battuta che strappa sorrisi amari. In Rai si respira l’aria amara di un’intangibilità svanita: il controllore è ufficialmente alla sbarra, e spetterà agli organismi interni e ai magistrati stabilire se quello di Report sia stato solo giornalismo o qualcos’altro.

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Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.