In una intervista al settimanale Oggi, Don Mazzi ha annunciato che Erika De Nardo si è sposata. Erika è la donna che quando aveva sedici anni, era il 2001, uccise insieme al fidanzato Omar la madre e il fratellino.

GLI HATERS – È stata condannata a sedici anni e nel 2001 è stata accolta nella comunità di Don Mazzi. La notizia del suo matrimonio, invece di suscitare compassione, ha istigato gli odiatori social che sui vari siti e su Facebook hanno iniziato a inveire contro di lei. Si va dai commenti più duri – «non dovevi nascere» – a quelli che ritengono che l’unica pena possibile sia quella del “fine pena mai”.

LA FORZA DEL PADRE – C’è anche chi fa ironia su ciò che potrebbe accadere al neomarito. Qualcuno, ma solo qualcuno, prova nei commenti a spendere una parola di pietà e di speranza, a ricordare che in Italia la pena è rieducativa. Erika, nel 2001, era piccola ed era un’altra persona. Oggi è una donna diversa, che non ha dimenticato ma che può pensare al futuro. E lo può fare anche grazie al padre che invece di abbandonarla, la ha perdonata e gli è stato accanto. Sì, a volte per interrompere la catena dell’odio serve un gesto, qualcuno che vada in una direzione diversa. Questo gesto lo ha compiuto il padre e oggi Erika, anche se molto probabilmente deve ancora fare i conti interiormente con il suo gesto, può provare a rifarsi una vita.

CARCERE RIEDUCATIVO – È o non è una bella notizia? Una volta tanto il carcere non diventa un luogo dove chiudere la cella e buttare la chiave, ma una possibilità per andare avanti: per scontare la pena e reinserirsi nella società. Eppure per molti questa è una notizia pessima perché contrasta con l’idea che chi sbaglia, che chi commette un reato debba pagare per sempre, debba essere marchiato per tutta la vita.

Per Erika non sarà facile. Avrà tanti occhi puntati su di lei e una società che sta diventando sempre più crudele, vendicativa, sempre meno disposta ad ascoltare il dettato costituzionale. Ma Erika ha pagato, è fuori, si sposa. Ha la possibilità di vivere una nuova vita. Non possiamo che sperare che ci riesca, che vinca lei e non chi dalla tastiera del proprio computer pensa di potere giudicare e condannare. Lo speriamo per Erika, per il padre, per tutti quelli che hanno sofferto. Ma lo speriamo anche per noi. Erika ha detto sì al suo sposo, ma ha detto sì anche alla vita. Per noi è un sì contro il giustizialismo, contro chi ha rinunciato alla pietà. Auguri, Erika.