Gennaio doveva essere il mese della chiarezza. Doveva essere, cioè, il mese dell’ufficializzazione della candidatura di Catello Maresca a sindaco di Napoli, dopo il necessario confronto tra le forze di centrodestra che da tempo si dicono pronte a sostenerlo. Certo, l’anno è cominciato da poco, ma dal sostituto procuratore generale della Corte d’appello non è arrivata ancora alcuna comunicazione sulla volontà di guidare il Comune né sul conseguente – e doveroso, seppur temporaneo – addio alla magistratura.
Al posto di Maresca si è espresso l’imprenditore Gianluigi Cimmino che, al Corriere del Mezzogiorno, ha dichiarato tutto ciò che il pm ha evitato di dire negli ultimi mesi. E cioè che Maresca ha intenzione di «allontanarsi dalla magistratura», che «se fa questa battaglia, rinuncia» alla toga e che in ogni caso sarà «un sindaco di rottura». Non finisce qui. Cimmino, infatti, ha chiarito come Maresca abbia «portato avanti la ricerca di una soluzione attraverso i partiti per vedere che tipo di appoggio poter ottenere dal centrodestra». Che cosa vuol dire quest’ultima affermazione? Che non sono stati soltanto i leader di Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega ad avvicinare il pm per valutare la candidatura alle comunali, ma che sarebbe stato anche lo stesso Maresca a cercare il confronto con le varie anime del centrodestra. Sia chiaro: la legge non vieta al sostituto procuratore generale, apprezzato per l’impegno nel sociale oltre che per quello professionale, a “guardarsi intorno” per valutare la possibilità di candidarsi a sindaco. Però – e il Riformista l’ha sostenuto al pari di altri organi di stampa – sussistono motivi di opportunità che dovrebbero spingere un pm a non fare campagna elettorale prima di essersi collocato in aspettativa o addirittura dimesso dalla magistratura. Soprattutto quando quello stesso pm ambisce ad amministrare la città in cui esercita le funzioni giudiziarie, non smentisce le notizie circa i suoi colloqui con i vari leader del centrodestra e finisce così per dare l’impressione (erronea, per carità) di cercare il sostegno di un solo schieramento politico. Alle dichiarazioni di Cimmino si sono aggiunte poi quelle del consigliere regionale Severino Nappi che, al Mattino, ha annunciato che la Lega sosterrà Maresca alle comunali di Napoli e non rinuncerà al proprio simbolo come inizialmente ipotizzato. Insomma, la candidatura del pm non è ancora ufficiale ma per alcuni esponenti del centrodestra è cosa pressoché certa.
Da questa situazione emerge l’immagine di una magistratura che fa sempre più fatica a dimostrarsi capace di tutelare il proprio prestigio e la propria credibilità. Molti, nelle ultime settimane, hanno esortato Maresca a fare chiarezza sul suo futuro. Il pm non ha aderito all’invito, anche perché la legge non gli vieta di avviare il pourparler indispensabile per valutare l’opportunità di candidarsi a sindaco. Per il resto, eccezion fatta per i vertici locali dell’Anm, sono stati singoli magistrati a invitare il collega a sciogliere la riserva al più presto, in modo tale da non ledere quel principio non scritto in base al quale una toga non solo dev’essere, ma deve anche apparire terza e imparziale. Troppi hanno finto di ignorare la necessità di una presa di posizione rapida da parte di Maresca. E così l’intera magistratura ha perso un’occasione per recuperare credibilità.