Il leader Partito Liberaldemocratico
Centristi in attacco, Marattin: “Non si risolve tutto ricorrendo al debito. Terzo Polo? Ad oggi non ci sono le condizioni politiche”
Secondo Luigi Marattin, membro della Camera dei Deputati e fondatore del Partito Liberaldemocratico, l’Italia non cresce a causa del continuo ricorso alla spesa pubblica. In vista del 2027 non vede, ma auspica la nascita di un Terzo Polo alle urne, sposa la sostituzione di Cingolani alla guida di Leonardo, e per la legge elettorale presenterà un emendamento per introdurre le preferenze ed eliminare il premio di maggioranza. Il centro si fa largo nell’arco parlamentare.
Onorevole, lo scostamento della legge di bilancio tanto chiesto dal cdx, serve davvero?
«Per un pezzo consistente di paese – di destra e di sinistra – la risposta ad ogni problema dell’Italia è spendere più soldi pubblici. Ma in questi anni abbiamo speso 200 miliardi di Pnrr e 174 miliardi di Superbonus, senza schiodarci dallo “zero virgola” di crescita. Se non basta neanche questo a capire che la crescita non viene dalla spesa pubblica [sospira Marattin, ndr]. Nella fattispecie, se la situazione internazionale volgerà al peggio, sarà la UE a sospendere le regole fiscali, come già successo con Covid e Ucraina. Nel frattempo, poiché ci accingiamo a diventare il paese più indebitato d’Europa, eviterei di essere noi a fare fughe in avanti».
In quattro anni di Governo quali sono state le riforme che l’esecutivo ha portato avanti e che avete sposato?
«Il governo ha attuato delle riforme, ma tutte superficiali e senza andare alla vera radice dei problemi. L’esempio più lampante è quello fiscale: un insieme di provvedimenti di buon senso ma completamente marginali. Stessa cosa per pubblica amministrazione e mercato dei capitali».
Questione difesa: siamo tra i migliori produttori di armi, Leonardo stacca dividendi sostanziosi, eppure Meloni ha liquidato Cingolani. Serve un cambio di strategia?
«Diffido da letture semplicistiche, su questa vicenda ha messo bocca anche chi, fin dal minuto prima, pensava che Leonardo fosse solo il nome di battesimo di Bonucci. Stimo moltissimo Cingolani e penso abbia fatto un ottimo lavoro, ma non è stato sostituito dal panettiere all’angolo, bensì da un manager di prim’ordine che conosce quell’azienda da 35 anni. Ora lo misureremo sulla sua capacità, e quella dei suoi colleghi europei, di costruire un’unica filiera industriale europea di produzione di armamenti».
In tema di posizionamento internazionale il Presidente del Consiglio sta portando avanti una politica estera improntata sul pragmatismo (si veda anche la riforma della diplomazia), ma l’Italia fatica ancora a tutelare i suoi interessi, sia in Europa che altrove. Lei cosa ne pensa?
«Penso che la Meloni abbia sbagliato a non prendere subito le distanze dalle follie di Trump, come hanno fatto altri leader europei anche di destra. Sono tra quelli che ha accolto con molto favore quello che sembra essere un suo riposizionamento in chiave europea. Nel mondo di oggi, e ancor più in quello di domani, gli interessi italiani si tutelano all’interno della protezione degli interessi europei. Se Meloni terminasse questa legislatura con questa convinzione (diametralmente opposta a quella con cui l’ha iniziata), la considererei una cosa positiva per il paese».
A un anno dal voto, vi presenterete come “Terzo Polo” o vi unirete a una coalizione?
«Nonostante i nostri sforzi, abbiamo preso atto che ad oggi non ci sono le condizioni politiche per avviare un’operazione terzopolista. Vedremo se si formeranno nei prossimi dodici mesi. Noi continuiamo a pensare che sia necessario e possibile, ma certo non a tutti i costi».
Rimanendo in tema: la legge elettorale tutelerà i leader e i fedelissimi o il voto democratico, vista l’assenza delle preferenze?
«Noi voteremo ogni emendamento che ripristini le preferenze. E ne presenteremo uno per abolire il premio di maggioranza, e avere così un sistema interamente proporzionale. Lo dico a quelli che sono tentati dall’andare al voto col Rosatellum. Lo fanno solo per far finta di avere ancora un sistema maggioritario, mentre mirano a fare un governo con logiche proporzionali. Allora evitiamo di prendere in giro gli italiani, e chiamiamoli direttamente a votare su un sistema in cui ognuno corre con la propria identità e loro decidono».
L’Italia cerca la stabilità dal 17 marzo 1861. Il premierato ci riuscirà? O sarà un’eterna lotta contro l’instabilità?
«L’instabilità italiana è frutto del combinato disposto di instabilità elettorale (con leggi che nell’ultimo trentennio sono cambiate ogni 7 anni) e instabilità politica, con partiti – e relativi leader – che nascono nello stesso modo in cui si lancia un nuovo detersivo: pure logiche di marketing, zero cultura politica».
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