Cesare Battisti lascia il carcere di Rossano, in Calabria. L’ex membro dei Proletari armati per il comunismo è stato infatti trasferito nel penitenziario di Ferrara. A renderlo noto è stato il Sappe, il Sindacato autonomo polizia penitenziaria. Dal 2 giugno scorso Battisti era in sciopero dalla fame contro il collocamento presso la sezione del carcere calabrese destinata ai terroristi islamici, dove era sottoposto al regime di stretto isolamento che avrebbe dovuto concludersi nel giugno del 2019. Al suo arrivo nel carcere di Ferrara Battisti ha annunciato la sospensione dello sciopero della fame.

Battisti, secondo quanto riferisce l’Ansa, è stato trasferito a Ferrara a causa di alcune condizioni di potenziale rischio della sua sicurezza. Nell’ultimo periodo, infatti, nella sezione in cui era recluso si era creato un clima di possibile tensione sfociato anche in alcuni episodi specifici che hanno portato alla decisione del trasferimento.

Battisti anche a Ferrara sarà sottoposto all’alta sicurezza. Battisti, dunque, non è stato declassificato, ovvero “retrocesso” al circuito dei detenuti “comuni”.

Battisti sta scontando l’ergastolo per quattro omicidi commessi alla fine degli anni ’70. Arrestato in Bolivia nel 2019 dopo 37 anni di latitanza, è stato recluso prima nel penitenziario di Massama (Oristano) e poi in quello di Rossano, in provincia di Cosenza. 

Nei giorni scorsi i suoi legali avevano reso noto una lettera scritta dallo stesso Battisti dopo il rigetto dell’istanza presenta dai legali Gianfranco Sollai e Davide Steccanella per il trasferimento in un altro carcere. L’ex Pac, come denunciato da Steccanella, ha perso 10 chili di peso in venti giorni, mentre i suoi parametri medici sono rapidamente peggiorati.

Nella lettera Battisti contestava le tesi del Dap che hanno respinto il ricorso, ovvero che il regime AS2 di alta sicurezza sia comunque un percorso teso alla rieducazione e al reinserimento del condannato. Non è così per Battisti. “L’AS2 di Rossano – scriveva l’ex membro dei Pac – è una tomba, lo sanno tutti. È l’unico reparto sprovvisto persino di mattonelle e servizi igienici decenti, dove nessun operatore sociale mette piede. Il famigerato portone ‘Antro Isis’ è tabù perfino per il cappellano, che finora ha regolarmente ignorato le mie richieste di colloquio. Qui tutto è predisposto per tenere a bada dei ferventi musulmani, ai quali, se pure in condizioni esecrabili, è stato concesso il diritto di pregare insieme”, denuncia Battisti.

Nella lettera quindi Battisti ammetteva di aver riposto “speranze” nell’ultima istanza poi bocciata dal Dap, immaginando che “dopo oltre due anni in condizioni estreme, le autorità non infierissero oltre, considerata la mia età e il mio precario stato di salute. Ma anche e soprattutto per aver mostrato grande disponibilità alla riconciliazione con quei settori della società che più hanno sofferto le conseguenze della lotta armata degli anni ’70, con particolare riferimento alle famiglie delle vittime”.

Battisti si definiva “l’unico detenuto non legato al terrorismo islamico” a Rossano, costretto all’isolamento da 27 mesi, “dei quali gli ultimi otto senza mai espormi alla luce solare diretta”.

Redazione