E’ stata aggredita nel sonno a colpi di machete o di ascia, lasciata agonizzante per qualche ore e soccorsa solo all’alba dagli altri volontari presenti nel centro “Mamma mia” a Nuevo Chimbote, sulla costa centro-settentrionale del Perù.

Nadia De Munari è morta a 50 anni all’ospedale di Lima. Troppo gravi le ferite riportate alla testa nel corso della brutale aggressione. La donna era originaria di Giavenale, quartieri di Schio, comune in provincia di Vicenza ma si trovava in America Latina dal 1994. Dopo una prima esperienza da missionaria laica in Veneto, Nadia si è trasferite in Perù nel 1995. Si occupava della gestione di sei asili e una scuola elementare di una baraccopoli a Nuevo Chimbote nell’ambito dell’operazione Mato Grosso. Aveva conseguito un diploma all’Istituto magistrale delle suore canossiane di Schio oltre a un’abilitazione all’insegnamento per la scuola materna

L’Operazione Mato Grosso, di cui era tra le animatrici più attive, è un movimento a livello nazionale rivolto soprattutto ai giovani, ai quali si propone di lavorare gratuitamente per i più poveri. In America Latina è presente – si legge nel sito dell’associazione – con più di ottanta “missioni” o “spedizioni” nelle quali i volontari (giovani, famiglie, sacerdoti) prestano servizio a favore dei poveri in zone particolarmente depresse e isolate di Brasile, Bolivia, Perù ed Ecuador. Si realizzano interventi in campo educativo (scuole agricole, scuole professionali per l’intaglio del legno e tessile, scuole per infermiere…), religioso (chiese, oratori, seminari), sanitario (ospedali, ambulatori, infermerie), sociale (creazione di cooperative, costruzione di case, ponti, strade). I ragazzi, scelti tra le famiglie più bisognose, ricevono istruzione, formazione professionale, vitto e alloggio. I volontari (circa 300) prestano la loro opera in forma totalmente gratuita, senza ricevere nessun compenso economico e per tempi più o meno lunghi: si va da permanenze brevi di uno o due anni, fino a presenze stabili di dieci, venti e più anni (volontari permanenti).

L’omicidio di Nadia

Al momento non ci sarebbero testimoni anche se nella casa famiglia dove è avvenuto l’omicidio vivono un’altra decina di insegnanti. Nessuno avrebbe sentito nulla perché dormivano in un’altra ala della struttura. Secondo i media locali, gli aggressori l’avrebbero colpita più volte e avrebbero tentato di strangolarla con una corda. Altri volontari hanno raccontato di essersi accorti della sua assenza al risveglio, prima della preghiera mattutina delle 6.30, e di averla ritrovata priva di coscienza ma ancora viva.

Il distretto del Nuevo Chimbote è considerato un’area pericolosa. Si tratta di una baraccopoli cresciuta a dismisura e senza regole con l’arrivo continuo di disperati in cerca di fortuna di poverissimi villaggi delle Ande. Nadia nella baraccopoli era benvoluta da tutti. Portava aiuti alimentari e aiutava i ragazzini a fare i compito. In questo periodo -ricostruisce Avvenire – aiutava le insegnanti mandando i programmi via telefono ai bambini che non potevano recarsi a scuola per via del lockdown.

Un’altra volontaria del Mato Grosso, Rosanna Stefani, non si capacita di quanto è avvenuto: “In quarant’anni di attività, cioè da quando il nostro Movimento è stato fondato da don Ugo De Censi, non abbiamo mai avuto aggressioni all’interno delle nostre case – dice Rosanna –. Questo naturalmente oggi ci interroga”.

Le parole della madre

Nadia è una martire“. Sono le parole che ha pronunciato la mamma di Nadia De Munari, la missionaria laica uccisa in Perù a colpi di machete, al parroco di Schio, paese natale della volontaria che operava per i poveri delle baraccopoli. “La mamma di Nadia – dice all’Adnkronos don Gaetano Santagiuliano, parroco di Schio – ha detto che la figlia è una martire. Parole che non potrebbero essere più vere perché Nadia ha donato la sua vita, ci ha messo il sangue”. Il paese vicentino, come racconta il parroco, “è sotto scock. Nadia tornava a casa ogni due tre anni ed era entusiasta, orgogliosa del servizio che faceva con l’operazione Mato Grosso. Gestiva sei asili e la scuola elementare in una periferia degradata a due ore da Lima “. Oggi la comunità di Schio la ha ricordata nella celebrazione religiosa. “E quattro sacerdoti tornati dal Perù provvisoriamente – racconta ancora il parroco di Schio – la ricorderanno anche oggi con una messa concelebrata è un rosario”.

Il dolore della Diocesi

La Diocesi esprime cordoglio e ricorda la 50enne volontaria dell’Operazione Mato Grosso, in Perù da quasi trent’anni, dal 1995. “Il vescovo Baniamino Pizziol, l’intera diocesi di Vicenza e tutti i missionari e le missionarie vicentine nel mondo – scrive la Diocesi – si stringono al dolore della famiglia De Munari, agli amici dell’Omg e alla comunità cristiana di Giavenale, quartiere di Schio, per la perdita dell’amata Nadia”.

Napoletano doc (ma con origini australiane e sannnite), sono un aspirante giornalista: mi occupo principalmente di cronaca, sport e salute.