È di Mauro De Mauro il corpo ritrovato in una grotta sull’Etna? Potrebbe essere la fine di un giallo che dura da oltre mezzo secolo e che fa parte del giallo più oscuro e clamoroso della storia d’Italia, ovvero il caso di Enrico Mattei? È tutto in divenire, tutto in evoluzione, non c’è niente di certo o provato: fatto sta che i resti rinvenuti in Sicilia, secondo un’ipotesi formulata durante la trasmissione Chi l’ha visto?, di Federica Sciarelli, su Rai3, riaprono in un certo senso il caso: potrebbero essere del giornalista scomparso 51 anni fa a Palermo.

Un’“ipotesi che sarà approfondita”, ha dichiarato in diretta su Rai3 il tenente colonnello Massimiliano Pacetto. Le condizioni in cui sono stati ritrovati i resti in Sicilia: indossava pantaloni lunghi e scuri, una camicia chiara e a righe, un leggero maglione di lana, cravatta nera, una mantellina di nylon verde scuro, un cappello di lana con pon-pon e degli scarponcini Pivetta numero 41, un orologio marca Omega con cinturino in tela, un pettine con custodia e una manciata di monete metalliche in un borsellino: lire.

Il giallo di Mauro De Mauro

De Mauro era nato a Foggia, nel 1921, fratello maggiore del celebre linguista e ministro della Pubblica Istruzione tra il 2000 e il 2001, durante il secondo governo Amato, Tullio De Mauro. Da giovane era stato fascista, anche convintamente fascista: arruolato nel corpo militare repubblichino comandato da Junio Valerio Borghese, la X MAS, e aveva lavorato al giornale dell’Ufficio Stampa e Propaganda della Formazione Militare La Cambusa. Dopo la Seconda Guerra Mondiale fu assolto dalle accuse di collaborazionismo e si trasferì con la famiglia a Palermo.

De Mauro scrisse per Il Tempo di Sicilia e Il Mattino di Sicilia prima di arrivare al L’Ora, quotidiano della sera vicino al Partito Comunista oltre che molto orientato verso la produzione di inchieste. Scrisse anche parecchio di mafia. Si interessò in particolare alla morte tragica di Enrico Mattei, presidente dell’ENI, senza ombra di dubbi l’italiano più potente e importante al mondo all’epoca. Mattei aveva rilanciato l’Agip (Azienda Generale Italiana Petroli) invece di liquidarla; quindi aveva fondato dell’ENI, della quale era stato presidente dal 1953 al 1962; convinto perseguitore di un’autonomia energetica italiana; interlocutore noncurante della “cortina di ferro” e diretto di Libia, Marocco, Iran, Egitto e quindi oltre le “sette sorelle” del petrolio americane; contributore principale del quotidiano Il Giorno; sostenitore dell’indipendenza dell’Algeria dalla Francia; sottoscrittore di una trattativa perfino con l’Unione Sovietica nel 1960: petrolio in cambio di merci italiane.

Mattei morì nell’esplosione in volo del 27 ottobre 1962 a Bascapè, in provincia di Pavia, dell’aereo che lo stava riportando da Catania a Milano. Le perizie del 2003 hanno dimostrato che sull’aereo esplose una bomba. Il regista Francesco Rosi incaricò proprio De Mauro di svolgere ulteriori indagini per il suo film Il caso Mattei che sarebbe uscito nel 1972. Il giornalista da qualche tempo era stato trasferito dalla redazione cronaca a quella sportiva. Strano. A un collega, Vincenzo Galluzzo, raccontò quindi di essere arrivato a importanti risultati con l’inchiesta senza però anticipare o approfondire nulla. “Ho in mano uno scoop che mi darà il premio Pulitzer”, aveva confidato anche alla figlia Franca.

De Mauro scomparì nel nulla la sera del 16 settembre 1970: la stessa figlia Franca, che stava tornando a casa con il fidanzato Salvo, in viale delle Magnolie a Palermo, vide dall’altra parte della strada la BMW del padre; mentre lei entrava nel palazzo e chiamava l’ascensore arrivarono tre uomini che cominciarono a parlare e che si allontanarono con De Mauro proprio a bordo della BMW che sarebbe stata ritrovata nel centro di Palermo. Da quel momento più nulla. Un sequestro senza alcun ritorno.

Nessun risultato dalle prime ricerche, tre processi senza esito. Le piste cui lavorarono i carabinieri: De Mauro aveva in mano uno scoop enorme sul caso Mattei; De Mauro aveva scoperto qualcosa del golpe Borghese che si sarebbe verificato nel dicembre del 1970; De Mauro era stato eliminato dalla Mafia siciliana per via delle sue inchieste come suggerì anche il pentito Tommaso Buscetta. Totò Riina è stato assolto dall’accusa di essere mandante del rapimento di De Mauro nel giugno del 2011, quando il capo della Mafia corleonese era già stato condannato a numerosi ergastoli.

Il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e il capo della Mobile Boris Giuliano ipotizzavano diverse piste: il primo un traffico di droga scoperto dal cronista, il secondo un intrigo tra mafia e politica sullo sfondo del caso Mattei. I pentiti si sono spesso contraddetti negli interrogatori: hanno raccontato di torture, interrogatori, strangolamenti e hanno indicato punti diversi dove il cadavere sarebbe stato sepolto. Niente, mai nessuna scoperta. Quando si è scavato non è mai stato trovato nulla. Cinquant’anni dopo il caso resta un giallo.

I resti ritrovati a Zafferana

I resti umani sono stati ritrovati precisamente nel comune di Zafferana Etnea, nella città metropolitana di Catania. In una grotta alle falde dell’Etna. Si trova al momento nell’obitorio dell’Ospedale Garibaldi per gli accertamenti. Le indagini delle Fiamme Gialle. Il corpo, secondo le prime indiscrezioni, sarebbe alto circa 170 centimetri, sesso maschile, intorno ai 50 anni, morto tra la fine degli anni ’70 e gli anni ’90, con malformazioni congenite al naso e alla bocca. Il tenente colonnello Pacetto ha osservato a Catania Today come si stiano “accogliendo e vagliando diverse segnalazioni, compresa quella proveniente dal programma Rai. Ci sono dei riscontri che vanno ovviamente verificati” e che “la famiglia De Mauro ci ha contattati tramite il legale e si è messa a disposizione”.

Da precisare tuttavia che tra le monete ritrovate nella grotta, in un borsellino, anche una coniata nel 1977. Quindi diversi anni dopo la scomparsa del giornalista. Un particolare che potrebbe escludere la pista De Mauro. “Le monete sembrerebbero escludere che il corpo sia quello del giornalista. In ogni caso nulla può essere lasciato intentato e saranno effettuati gli esami del Dna per avere delle conferme”, ha osservato Pacetto. La Procura di Catania disporrà comunque un esame comparativo del Dna dei resti umani trovati nella grotta dell’Etna per verificare se siano quelli del cronista.

Giornalista. Ha studiato Scienze della Comunicazione. Specializzazione in editoria. Scrive principalmente di cronaca, spettacoli e sport occasionalmente. Appassionato di televisione e teatro.