Voglia di tornare ad esserci e mostrare l’agroalimentare italiano al mondo, questo è stato il leitmotiv della 21° edizione di Cibus, la fiera internazionale dell’agroalimentare, organizzata da Fiere di Parma e Federalimentare. Il principale appuntamento fieristico dedicato al settore agroalimentare, svoltosi a Parma dal 3 al 6 maggio, ha rappresentato un momento fondamentale per il rilancio dell’export del comparto in un periodo congiunturale particolarmente complesso, che sconta gli effetti di guerra, pandemia, rivolgimenti nelle catene della logistica e ora anche difficoltà nell’approvvigionamento di materie prime.

L’edizione 2022 di Cibus ha superato le attese tornando a numeri pre-pandemia e ha dimostrato la solidità delle imprese a carattere familiare del nostro Paese, che hanno continuato a lavorare e a progettare anche durante la emergenza pandemica e la crisi Ucraina senza lasciarsi scoraggiare, anzi aumentando i loro sforzi per raggiungere l’eccellenza e la sostenibilità dei loro prodotti. Circa tremila aziende espositrici hanno presentato agli operatori economici i loro prodotti, mille di questi innovativi, pronti a essere immessi sui mercati. Cibus 2022 ha visto il ritorno dei buyer esteri, provenienti da Stati Uniti d’America, America Latina, Europa, Medio Oriente e alcuni Paesi asiatici. In fiera sono state aperte l’Area Horeca the Hub, il Cibus Innovation Corner con cento nuovi prodotti selezionati da una giuria di esperti e l’Innovation Hub, con Start Up innovative. Si sono tenute inoltre decine di convegni a cui hanno partecipato i rappresentanti di Industria, Agricoltura, Distribuzione e del mondo politico.

 

Il Made in Italy agroalimentare si conferma la ricetta ideale non solo per la ristorazione ma anche per il retail dove i nostri prodotti si stanno trasformando da nicchia di importazione a mainstream per i consumatori. Questi ultimi, inoltre, si stanno sempre più orientando verso prodotti più sani e più sostenibili dei quali il made in Italy alimentare è campione, proprio grazie alle sue radici e alle sue tradizioni. Rimane forte l’attenzione delle industrie alimentari a salute e benessere, come pure alla domanda di prodotti biologici e vegani, seguendo l’onda lunga dell’emergenza pandemica. Ridurre lo spreco alimentare, questa l’altra grande sfida emersa durante la fiera, che vedrà coinvolti nei prossimi anni sia i consumatori sia le imprese alimentari, la ristorazione e la grande distribuzione. La fiera di Parma è stata anche l’occasione per rilanciare il “made in Sud”. Negli stand Campania è andato in scena lo street food italiano di qualità, incentrato su Pasta di Gragnano e Bufala Campana.

Ci sono state proposte quotidiane e originali di menu tematici, in collaborazione anche con il Consorzio di Tutela Grana Padano Dop e con il Consorzio di Tutela del Carciofo di Paestum Igp. Si è spaziato dalla frittatina di bucatini di Gragnano Igp, mantecati al Grana Padano, con Mozzarella di Bufala Campana Dop affumicata, fino al rigatone di Gragnano farcito con Mozzarella di Bufala Campana, broccoletti, Grana Padano 24 mesi con ketchup di peperone, passando per il fiore di zucca ripieno di risone di Gragnano con Bufala Dop e proponendo anche la pizza in versione “on the road”. La sinergia e a fruttuosa collaborazione fra i due consorzi conferma che fare sistema e cooperare è l’arma vincente per guardare al futuro con ottimismo e resilienza, per fare fronte unito e raccontare l’Italia della qualità.