Nuovo Dpcm, nuove regole. Il lockdown della scorsa primavera ha visto come dei privilegiati coloro che possedevano un animale domestico per poter uscire di casa e portare gli animali ad adempiere ai loro bisogni, contrariamente a chi invece non aveva una buona scusa per rompere l’isolamento.

Con l’entrata in vigore del nuovo decreto dal 6 novembre fino al 3 dicembre 2020 che, in base alle regioni individuate con grado di rischio rosso-arancione-giallo, limita gli spostamenti in base a specifici territori ed orari, saranno in vigore nuove disposizioni anche per i nostri amici a quattro zampe. Così l’Enpa, Ente Nazionale Protezione Animali, ha emanato un vadevecum aggiornato per gli animali ai tempi del Covid-19. 

IL VADEVECUM – Il primo chiarimento sulla base delle nuove disposizioni riguarda l’uscita all’aperto con il proprio cane. L’Enpa specifica che si possono portare a spasso i propri amici a quattro zampe ma con gli accorgimenti per evitare i contagi e, qualora si incrociasse qualche altro individuo, rispettare la distanza interpersonale minima di almeno un metro. Se si è costretti ad uscire negli orari e/o nei luoghi sottoposti a limitazioni, portare con sé l’autodichiarazione.

La seconda specifica riguarda l’accudimento degli animali distanti dal luogo di residenza, domicilio o dimora, come i cavalli. È consentito andare dai propri animali altrimenti senza cure sarebbero abbandonati a sé stessi anche con rischi sanitari a causa dell’incuria e possibile morte degli stessi. Si consiglia, comunque, di organizzare gli spostamenti per lo stretto tempo necessario all’effettuazione delle operazioni di accudimento. Anche in questo caso si è costretti ad uscire negli orari e/o nei luoghi sottoposti a limitazioni, portare con sé l’autodichiarazione e, si svolge l’attività nell’interesse di una persona impossibilitata ad andare (anziana/infortunata/ricoverata/deceduta), specificarlo nel modulo.

Se ci si deve recare al di fuori del Comune, nell’autodichiarazione bisognerà motivare che lo spostamento fuori dalla zona interdetta o all’interno di una zona interdetta, si rende necessario perché non c’è nessuno in quell’area che possa occuparsene, oppure che se ne occupava qualcuno ora impossibilitato, specificandone la ragione. Se si tratta del proprio cavallo affidato ad un terzo che non può assicurare lo sgambamento, è possibile spostarsi per tale ragione, purché se ne dia atto nell’autodichiarazione ed allegando anche la certificazione del veterinario che attesti la necessità dello sgambamento quale imprescindibile necessità etologica del cavallo.

Il terzo punto specifica un argomento che sta a cuore a molte persone che si occupano di volontariato e/o dell’accudimento di colonie feline,  gatti e cani liberi sul territorio. È consentito continuare la propria attività di cura anche se la colonia non è registrata. L’accudimento e la cura delle colonie feline e dei gatti in stato di libertà, garantite dalla legge n. 281/91 e, quindi, anche dei cani di quartiere e cani liberi accuditi è una “situazione di necessità” perché i gatti ed i cani liberi non sarebbero infatti accuditi e alimentati e sarebbero esposti a maltrattamento e a abbandono. Inoltre, se al/alla volontario/a viene impedito di prendersi cura degli animali, di sanificare gli spazi dove abitualmente dimorano, i gatti e i cani liberi andrebbero alla ricerca di cibo, creando potenzialmente una dispersione della colonia con relative problematiche.

Se si è costretti ad uscire negli orari e/o nei luoghi sottoposti a limitazioni, portare con sé l’autodichiarazione e, pur essendo attività consentite ad ogni cittadino ex L. 281/1991, nel caso vi sia collegamento con Enti o Associazioni di appartenenza allegare la dichiarazione dell’associazione o il modulo Asl di assegnazione diretta e nominativa della colonia felina o dei cani liberi accuditi. E se si svolge l’attività nell’interesse di una persona impossibilitata ad andare (anziana / infortunata/ricoverata / deceduta) darne specificazione nel modulo. Se ci si deve recare al di fuori del Comune, nell’autodichiarazione bisognerà motivare che lo spostamento fuori dalla zona interdetta o all’interno di una zona interdetta, nell’autodichiarazione bisognerà motivare che lo spostamento si rende necessario perché non ci sono altri volontari in quell’area, oppure che se ne occupava qualcuno ora impossibilitato, specificandone la ragione.

Stessa cosa vale per il volontariato in una struttura specifica. Per recarsi presso le strutture collocate in zone interdette agli spostamenti, sarebbe utile portare con sé, oltre l’autodichiarazione, anche una dichiarazione scritta del responsabile della struttura che documenti la necessità della presenza del volontario, indicando orari e giorni di presenza.

Altro tema importante e fondamentale ancor di più in questo momento in cui anche le persone sono meno in giro e gli animali potrebbero trovarsi in maggior condizioni di abbandono, riguarda le adozioni di animali nei rifugi. Si specifica che le adozioni non sono affatto sospese. Anche se l’adozione di animali potrebbe sembrare un’attività “differibile” al fine di limitare lo spostamento degli umani, l’attività di gestione dei canili e gattili è permessa, quindi, anche le adozioni ma con tutti gli accorgimenti e limiti che le singole strutture adottano. Anche perché, liberare i rifugi dai cani e gatti adottati, lascia quello stesso spazio per l’ingresso di altri animali bisognosi. Ovviamente vanno seguite le regole del rifugio presso il quale si vuole adottare un animale: alcuni danno in adozione solo per appuntamento, ad esempio. Altri sono chiusi al pubblico. È bene quindi contattare telefonicamente prima la struttura, qualora si volesse adottare un animale, anche se consigliamo di recarsi nel rifugio situato nel proprio Comune di residenza. Se l’adozione deve effettuarsi presso un canile/gattile/associazione collocati in zone interdette agli spostamenti, sarebbe utile portare con sé, oltre l’autodichiarazione, anche una dichiarazione scritta del responsabile della struttura che documenti l’adozione, indicando il microchip del cane/gatto e il libretto sanitario. Oppure, se è un’adozione tra soggetti privati, oltre l’autodichiarazione, sarebbe utile una certificazione del veterinario attestante che l’adozione è necessaria per assicurare il benessere dell’animale presso la nuova collocazione.

Altro punto focale da non sottovalutare riguarda la segnalazione di animali feriti e in difficoltà. L’Enpa specifica che non solo si più ma “bisogna segnalare!”. Per gli animali liberi sul territorio, contattare sempre il servizio di emergenza Asl o la Polizia Locale o Carabinieri Forestali o Vigili del Fuoco. Se per l’animale ferito non potesse intervenire nessuno di questi soggetti, prendere nota dell’orario di chiamata, interlocutore, motivo del mancato intervento, se l’animale è in pericolo di vita ed avvicinabile in sicurezza, condurlo al pronto soccorso veterinario più vicino. Nel modulo di autocertificazione barrare la seconda casella e specificare nelle motivazioni che trattasi di animale in pericolo di vita e di avere contattato i servizi preposti che non potevano intervenire. Una volta che l’animale è stato lasciato presso la struttura veterinaria, farsi rilasciare l’attestazione dell’operazione di soccorso svolta per successivi controlli.

Per ciò che concerne i negozi per animali restano aperti, ma per gli spostamenti in aree interdette sarà necessario portare con sé, oltre l’autocertificazione dove specificare l’esigenza dello spostamento, anche la certificazione veterinaria che attesti l’esigenza nutritiva.

Se subentra una situazione in cui il proprio animale abbia bisogno di essere visitato dal proprio veterinario, sia ricoverato o si crea la necessità di portarlo dal tolettatore è consentito farlo in quanto, come specifica l’Ente, “riteniamo che in caso di emergenza (esempio: il cane o il gatto sta male) lo stato di necessità sia palese, quindi è possibile sempre avendo in tasca l’autodichiarazione se ci si reca in orari o aree interdette agli spostamenti”.

Si consiglia in ogni caso di contattare telefonicamente prima il veterinario per verificare l’apertura dell’ambulatorio e la possibilità di essere accolti in sicurezza. Se invece la visita veterinaria non è una emergenza ma è indifferibile, come anche la tolettatura, è possibile portare l’animale, ma occorre chiedere al veterinario una dichiarazione con la quale si attesti l’indifferibilità della visita. Durante il ricovero il nostro animale dovrà restare presso la struttura veterinaria e noi dovremmo astenerci dal fargli visite, a meno di specifiche e giustificate esigenze comprovate dal medico-veterinario. Se, al contrario, si tratta di andare a riprendere il proprio animale dal veterinario dopo un ricovero, è importante allegare il foglio di dimissione del veterinario.

Infine, sono garantite le attività di accalappiamento e sterilizzazione da parte del Servizio Veterinario Pubblico. Le Asl di competenza hanno il dovere di intervenire ogni qualvolta si tratta di gestire il controllo della popolazione canina e felina, nonché di assicurare il servizio di soccorso e sanitario per gli animali bisognosi.