Da oggi entra in vigore l’iniziativa lanciata da Eni per contenere l’aumento dei prezzi dei carburanti. La compagnia ha introdotto un tetto massimo sulla propria rete, fissando a 1,99 euro al litro il prezzo della benzina e a 2,19 euro quello del gasolio. L’effetto della misura si è fatto sentire immediatamente anche sulla disponibilità di carburante. In alcune stazioni di servizio, prese d’assalto dagli automobilisti già nelle prime ore, sono comparsi cartelli con la scritta “Super esaurito”, segnalando la fine delle scorte di benzina. Il calo dei prezzi, tuttavia, viene giudicato ancora contenuto dalle associazioni dei consumatori. Secondo Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori, l’iniziativa di Eni rappresenta un intervento positivo, ma la riduzione alla pompa è stata limitata e ancora più contenuta in alcune regioni.

Come ha fatto Eni ad abbassare il costo della benzina. Il problema dell’abuso di posizione dominante

Sul fronte dei distributori arrivano invece critiche più nette. Figisc, l’associazione dei gestori di carburante aderente a Confcommercio, considera l’operazione di Eni un possibile “svantaggio competitivo” per gli altri operatori e solleva anche il tema di un eventuale abuso di posizione dominante. Il presidente Bruno Bearzi a Repubblica ha evidenziato come l’intervento possa avere conseguenze significative sui margini dei gestori Eni. A partire da lunedì, infatti, il valore delle scorte dei distributori della compagnia subirà una riduzione compresa tra 16 e 20 centesimi al litro. Una cifra particolarmente rilevante se rapportata al normale margine dei gestori, che si aggira mediamente tra 3,5 e 4 centesimi per litro. Per i distributori, dunque, l’operazione potrebbe tradursi in una perdita economica.

Secondo Figisc, la possibilità di sostenere un intervento di questo tipo è legata soprattutto alla struttura delle compagnie petrolifere integrate verticalmente, che controllano l’intera filiera, dall’estrazione alla distribuzione. Una parte consistente della rete, invece, acquista il carburante dalle società petrolifere per poi rivenderlo attraverso rapporti di convenzione e non avrebbe gli stessi margini di manovra per applicare prezzi inferiori. Il rischio, secondo l’associazione, è quindi quello di una riduzione delle vendite a vantaggio delle reti che possono sostenere direttamente il costo dell’operazione.

Sconto benzina, dopo Eni arriva IP

Dopo Eni, anche IP ha deciso di aderire all’iniziativa sollecitata dal governo. La società applicherà per un mese prezzi calmierati nei propri impianti di proprietà, a partire da oggi, lunedì 28 settembre. L’ingresso di IP amplia significativamente la portata dell’intervento: Eni e Italiana Petroli, insieme, gestiscono infatti oltre un terzo delle circa 21.750 stazioni di servizio presenti sulla rete italiana.

Redazione

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