L'€conomista
Come il Super El Niño sta cambiando l’economia: l’acqua diventa un asset strategico
Il rapporto del Comitato One Water evidenzia come il Super El Niño stia trasformando la gestione delle risorse idriche in una priorità economica e geopolitica, accelerando investimenti in resilienza, tecnologie e infrastrutture
L’acqua non è più soltanto una risorsa naturale da gestire, ma un’infrastruttura economica strategica destinata a incidere sulla competitività dei Paesi, sulla sicurezza delle filiere produttive e sugli equilibri geopolitici. Il ritorno ciclico dei fenomeni di Super El Niño rappresenta una delle manifestazioni più evidenti di questo cambiamento: non un semplice evento climatico, ma un moltiplicatore di rischi economici capace di alterare contemporaneamente agricoltura, produzione energetica, commercio internazionale e investimenti. È la tesi che emerge dal rapporto del Comitato One Water, organizzatore del Forum Euromediterraneo dell’Acqua che si terrà a Roma dal 29 settembre al 2 ottobre presso il centro congressi La Nuvola (www.euromedwarerforum.it. Le registrazioni per partecipare sono aperte). Il rapporto è dedicato agli effetti del Super El Niño sulle risorse idriche globali, che individua nella gestione dell’acqua uno dei principali fattori di resilienza economica dei prossimi decenni. Il Comitato One Water, presieduto dall’ On. Maria Spena e il cui direttore generale è Emilio Ciarlo, da anni porta avanti approfondimenti e analisi sul tema dell’acqua, finalizzando proposte e studi utili alla definizione delle politiche attive per il settore.
L’aspetto più rilevante emerso dal rapporto è che il fenomeno non riduce semplicemente la disponibilità d’acqua, ma ne modifica profondamente la distribuzione geografica. Mentre alcune aree affrontano siccità sempre più severe, altre sono colpite da precipitazioni eccezionali e alluvioni che mettono sotto pressione infrastrutture, reti energetiche e sistemi logistici. Il risultato è un aumento della volatilità economica: diminuiscono le rese agricole, cresce la pressione sulle riserve idriche, rallenta la produzione idroelettrica e aumentano i costi assicurativi e di ricostruzione. Gli effetti si propagano rapidamente lungo le catene globali del valore, incidendo sui prezzi delle materie prime alimentari e sulla stabilità dei mercati internazionali. Basti pensare che il Super El Niño del 1997-1998 provocò danni economici stimati in circa 45 miliardi di dollari, mentre quello del 2023-2024 ha contribuito a una delle peggiori siccità mai registrate nel bacino amazzonico, evidenziando come la crisi idrica sia ormai una questione economica prima ancora che ambientale.
In questo scenario cambia anche il paradigma degli investimenti. Se fino a pochi anni fa le politiche climatiche erano concentrate prevalentemente sulla mitigazione delle emissioni, oggi cresce l’attenzione verso l’adattamento e la resilienza delle infrastrutture. Il tema non riguarda soltanto nuove dighe o reti acquedottistiche, ma tecnologie digitali capaci di prevedere con mesi di anticipo gli effetti degli eventi estremi. L’integrazione tra osservazione satellitare, intelligenza artificiale e modelli climatici consente già oggi di simulare l’evoluzione delle riserve idriche, ottimizzare la gestione degli invasi e supportare le decisioni di governi e imprese. Si apre così un mercato destinato ad attrarre capitali pubblici e privati, dalla sensoristica alle piattaforme di gestione intelligente dell’acqua fino ai cosiddetti “digital twin”, repliche virtuali dei sistemi idrici che permettono di valutare scenari alternativi prima di intervenire.
La sfida è anche finanziaria. Sempre più analisti considerano la resilienza idrica una nuova asset class sulla quale costruire strumenti dedicati, come blue bond, water credit e assicurazioni parametriche contro la siccità. Una prospettiva che si lega anche alla crescente centralità del Mediterraneo, dove infrastrutture energetiche, cavi sottomarini e reti idriche stanno diventando elementi di una stessa architettura strategica, come dimostra il crescente interesse verso i grandi corridoi infrastrutturali che attraversano il bacino. L’acqua entra così nella stessa categoria di energia, dati e materie prime critiche: risorse da proteggere, gestire e utilizzare come leva di sviluppo economico e cooperazione internazionale.
In definitiva, il Super El Niño racconta qualcosa che va oltre il clima. Segna il passaggio da una gestione emergenziale dell’acqua a una politica industriale della sicurezza idrica. Perché la competitività dei sistemi economici del XXI secolo dipenderà sempre meno dalla sola disponibilità di risorse e sempre più dalla capacità di prevederne la scarsità, investirvi in anticipo e trasformare il rischio climatico in un vantaggio competitivo.
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