Mister President, grazie, merci! Con questo mix linguistico, ci immaginiamo un messaggio congiunto Macron-Meloni trasmesso a Donald Trump. Stando a Politico.eu, gli attacchi del tycoon Usa all’Italia avrebbero facilitato l’agognata pace tra il presidente francese e la premier italiana. Tesi espressa ieri dalla testata brussellese, a poche ore dal 36esimo vertice intergovernativo Italia-Francia. È davvero così? Italiani e francesi non possono vedersi? «Il rapporto tra due leader non è mai semplice. Soprattutto quando si ha a che fare con personalità così differenti come sono Meloni e Macron», osserva Jean-Pierre Darnis, ordinario di storia contemporanea alla Luiss Guido Carli. «D’altra parte, il trattato del Quirinale funziona. Sono cresciute le collaborazioni tra i ministeri. È migliorata la cooperazione. I rapporti personali tra i responsabili dei dicasteri sono solidi. Pensiamo all’intesa Crosetto-Lecornu. Difesa, industria, trasporti. In tutti questi campi Francia e Italia lavorano insieme e bene». È della stessa opinione Eric Jozsef, corrispondente in Italia per Libération, che però ci tiene a sottolineare il percorso di avvicinamento della premier italiana alla controparte francese. «Senz’altro c’è stata una manovra in questa direzione.

La prima mossa

La prima mossa risale al vertice dei Volenterosi di aprile». Jozsef ricorda l’arrivo all’Eliseo di Giorgia Meloni su un’Alfa rosso fiammante, orgoglio del Made in Italy, e indossando un tailleur dello stesso colore. «Già allora si è vista la disponibilità della premier italiana ad allinearsi di più con l’Europa». A Meloni va riconosciuto il merito di essere partita da una posizione diametralmente opposta a quella di Macron. «Il presidente francese è l’incarnazione di tutto quello che Fratelli d’Italia rigetta. Cioè l’uomo della finanza, l’europeista, l’artefice di politiche migratorie impostare su apertura e accoglienza eccessive». Del resto, nei momenti di crisi sia Parigi sia Roma hanno dimostrato di saper impugnare gli strumenti della realpolitik. Nessuno può permettersi di buttare alle ortiche 112,3 miliardi di euro di saldo commerciale italo-francese solo per una Weltanschauung differente. «Una differenza tutta da dimostrare», insiste Darnis. «Su Ucraina e Iran, Parigi e Roma la vedono allo stesso modo». L’uscita di scena di Starmer potrebbe tornare utile a Roma. «Dipende dalla volontà della premier italiana», osserva Jozsef. «Un interesse in virtù delle elezioni del prossimo anno. Da un lato, rischia alienarsi qualche vecchio militante dell’anti-europeismo. Dall’altro, si gioca la carta della leader che conta in Europa».

L’incontro di mercoledì

Certo, la linea della prima francese è più decisa. Vedi l’abbordaggio al largo delle coste siciliane, da parte della Marina francese di una petroliera sospettata di far parte della flotta ombra russa. Notizia diffusa dallo stesso presidente francese sui social. «Gli italiani sono più diplomatici», commenta Darnis. D’altra parte è l’Eliseo il primo a «insistere per tornare ai fondamentali», ricorda Jozsef. Ecco allora che il forum di Antibes ieri non si è limitato a una visita lampo del Museo Picasso, sede del meeting. O una battuta del tipo «Giorgia, quanto tempo!». Alla fine i due leader si sono visti soltanto mercoledì all’E5 di Berlino. No, l’incontro ha permesso di rafforzare una partnership paritaria. Di respiro europeo. E direttamente inviata agli Usa di Trump. Ciascuna delegazione si è presentata con nove ministri, di fronte a una platea di 300 fra i principali imprenditori dei due paesi, Francia e Italia.

Il ministro degli esteri Tajani ha presentato una serie di strumenti per orientare gli investimenti e promuovere le eccellenze economiche, industriali, scientifiche e tecnologiche dei due Paesi. Sono state sottoscritte diverse tra Bpifrance e Cassa Depositi e Prestiti sugli investimenti nella deep tech, tra Business France e Ice e una dichiarazione di interesse in materia di mini reattori nucleari modulari. Sul piano della difesa – quello più delicato – va ricordata la collaborazione su Mbda, il principale produttore europeo di missili, partecipato da Leonardo, Airbus e BAE Systems, che sviluppa i sistemi antimissile Aster. Volendo essere polemici, Meloni e Macron hanno tutte le carte in regola per rispondere a Trump come si conviene al prossimo vertice Nato di Ankara. Al punto da mettere in ombra le sparate di Rutte.

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Antonio Picasso, giornalista e consulente di comunicazione. Ha iniziato a scrivere di economia, per poi passare ai reportage di guerra in Medio Oriente e Asia centrale. È passato poi alla comunicazione d’impresa e istituzionale. Ora, è tornato al giornalismo. Scrive per il Riformista ed è autore del podcast “Eurovision”. Ha scritto “Il Medio Oriente cristiano” (Cooper, 2010), “Il grande banchetto” (Paesi edizioni, 2023), “La diplomazia della rissa” (Franco Angeli, 2025).