Hormuz è aperto. Ma per chi e per quanto tempo è solo Donald Trump a deciderlo. L’intenzione dei volenterosi di liberare lo Stretto è stata smontata dal presidente Usa, prima ancora che iniziasse la conferenza stampa del summit di Parigi. La missione di preservazione dello status suo è stata rifiutata, sempre dal presidente Usa, appena dopo che Macron e Starmer ne avevano dato l’annuncio. Come in una partita a biliardo, il Tycoon spacca le biglie che il resto della comunità internazionale cerca di sistemare per mandarle in buca.

Il summit dei 50 volenterosi

Libero accesso dello Stretto, rinuncia dell’Iran a qualsiasi pedaggio, gestione della crisi secondo la legge del mare. Quindi il diritto internazionale. Era questa la base di discussione da cui partiva il summit dei 50 volenterosi, convocati da Macron a Parigi. Un incontro di queste dimensioni, che ha visto l’adesione di molti Paesi asiatici, tra cui India e Cina, suggeriva che, in una qualche maniera, la comunità internazionale fosse intenzionata a riprendere il controllo delle relazioni commerciali globali.

L’accoglienza a Meloni, poi la situazione sfugge di mano

Importante era anche la partecipazione della nostra presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, la prima volta in presenza fisica. Dopo gli attacchi subiti in questi ultimi giorni da Trump, Meloni era stata accolta con evidente calore dal presidente francese. Fin qui tutto bene. All’improvviso la situazione sfugge di mano.

La mossa di Trump

Lo Stretto di Hormuz è aperto e pronto per il transito. Tuttavia, il blocco navale rimarrà in vigore nei confronti dell’Iran, finché la nostra transazione con l’Iran non sarà completata al 100%”. Scrive Trump su Truth nel momento esatto in cui Macron, Meloni, Merz e Starmer e gli altri leader stanno prendendo il microfono. Il presidente Usa gioca d’anticipo. Vuole sgonfiare una qualsiasi loro dichiarazione. I volenterosi si presentano infatti con una proposta di peso. Francia e Regno Uniti varano una missione con proprie navi da guerra a garanzia della tregua. «Sarà una missione difensiva e successiva al cessate il fuoco». Sottolinea il premier britannico Starmer. Parigi pretende le parti cessino le ostilità. Emerge un impegno congiunto sostenuto da Italia e Germania, finalizzato a difendere la navigazione commerciale e civile. «L’Italia offre la sua disponibilità delle proprie unità navali sulla base di un’autorizzazione parlamentare per quelle che sono le nostre regole costituzionali. È un impegno in linea con le missioni Aspides e Atalanta». Spiega Meloni. Per l’Italia, Hormuz a rischio, vuol dire strozzare anche Suez, con conseguenze significative per tutto il Mediterraneo. «La libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz è una questione assolutamente centrale per l’Italia, per l’Europa, e per la comunità internazionale nel suo complesso».

Il piano di Trump

Il sipario non è ancora calato a Parigi, che Trump spara ad alzo zero. “L’Iran non ha ancora chiuso lo Stretto”, scrive sempre su Truth smentendo sé stesso. E poi ancora: “Adesso che la situazione è sotto controllo, ho ricevuto la proposta di impegno della Nato. Ho detto all’Alleanza di starne fuori. Il suo intervento è inutile. È una tigre di carta”. Sono repliche rabbiose, quelle del presidente Usa, che suggeriscono un rifiuto del fatto che, a Parigi, sia rimasto fuori dalla porta. Un summit sostenuto non solo dai suoi “inutili” alleati europei, ma anche dal suo primo avversario, Pechino. Alla Casa Bianca, la mossa di Macron è vista come un’Opa ostile alla guerra santa contro il regime terrorista e assassino degli Ayatollah. Nonostante la rapsodia dei post, Trump è molto coerente. Chiunque si metta di traverso ai suoi progetti – fosse anche il Papa, quanto la sua ex amica italiana – merita le invettive più dure. È il mondo che non coglie il valore universale della missione condotta dagli Usa. Anche il fatto che Trump confermi la tenuta della tregua in Libano va visto in quest’ottica. Nel suo essere peacemaker, la missione dei volenterosi passa come superflua, i suoi sforzi sul secondo fronte sono la conferma che Washington è sulla strada giusta.

Come finirà? Lato operativo e politico è difficile da dire. Lato economico, gli analisti stimano almeno quattro settimane per la normalizzazione dei transiti. Con la riapertura oggi – ma oggi davvero! – di Hormuz, si può pensare a una progressiva ripresa degli approvvigionamenti. Al netto però delle incertezze delle compagnie di assicurazione e soprattutto della rimessa in funzione delle infrastrutture sulla terraferma colpite dai raid.

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Antonio Picasso, giornalista e consulente di comunicazione. Ha iniziato a scrivere di economia, per poi passare ai reportage di guerra in Medio Oriente e Asia centrale. È passato poi alla comunicazione d’impresa e istituzionale. Ora, è tornato al giornalismo. Scrive per il Riformista ed è autore del podcast “Eurovision”. Ha scritto “Il Medio Oriente cristiano” (Cooper, 2010), “Il grande banchetto” (Paesi edizioni, 2023), “La diplomazia della rissa” (Franco Angeli, 2025).