Politica
Commissione Covid, ora Italia Viva fa l’ultras di Conte
In politica cambiare idea è legittimo. Riscrivere la propria storia, molto meno. Per questo, il comunicato diffuso ieri da Pd, M5S, Avs e Italia Viva, dopo l’audizione il giorno precedente di Giuseppe Conte davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid presieduta dal meloniano Marco Lisei, lascia francamente sbalorditi. Non tanto per le parole di dem, contiani e verdi, perfettamente coerenti con le rispettive posizioni politiche, quanto per la firma di IV. Nel documento si legge che Conte, la cui audizione proseguirà il mese prossimo, avrebbe “ristabilito la verità”, “restituito dignità alla politica”, “spazzato via fake news”, e che “la destra dovrebbe arrendersi” al fallimento della propria “crociata”. Di fatto, una difesa pancia a terra dell’ex presidente del Consiglio.
La linea di Renzi
Peccato che appena due anni fa il copione fosse esattamente l’opposto. Matteo Renzi era stato infatti tra i principali sostenitori della necessità di fare piena luce sulla gestione della pandemia. Non solo non contestava l’istituzione della Commissione d’inchiesta, anzi, ma chiedeva di accertare ogni responsabilità politica e amministrativa, indicando come sua rappresentante la fedelissima senatrice Raffaella Paita. “Io la Commissione d’inchiesta sul Covid l’ho chiesta dall’inizio e non ci rinuncio. C’è qualcuno che ha paura della verità?”, affermò il 1° agosto 2023 in una conferenza stampa al Senato, aggiungendo: “Il nostro obiettivo è sapere perché sono arrivati i soldati russi in Italia e chi li ha chiamati, perché si sono comprati i banchi a rotelle, come si sono decise le chiusure”. “Il Movimento 5 Stelle proverà ad affossare la Commissione Covid… Ma i grillini non erano quelli che volevano sempre la verità e la trasparenza? E allora perché Giuseppe Conte ha così paura della Commissione?”, rincarò la dose il mese di novembre. Frasi a cui Conte replicò poco dopo stizzito: “La Commissione Covid è uno strumento politico… Con la complicità di Renzi”.
Cosa è cambiato?
E allora viene spontanea una domanda: cosa è cambiato? Sono emersi nuovi fatti tali da ribaltare il giudizio politico sulla gestione della pandemia? Qualcuno ha spiegato come è stato possibile strapagare le mascherine cinesi di cui, ad oggi, nessuno è stato neppure in grado di fornire il loro effettivo costo alla fonte? Oppure, molto più semplicemente, è cambiato il quadro delle alleanze? L’impressione è che, in vista delle future competizioni elettorali, il cosiddetto campo largo imponga una “rilettura” collettiva del passato, obbligando Italia Viva ad archiviare le critiche rivolte per anni all’operato del governo Conte. Una “rilettura” che arriva al punto di dover sottoscrivere un comunicato che celebra proprio quel presidente del Consiglio come colui che avrebbe definitivamente “ristabilito la verità” quando, fino a ieri, rappresentava invece uno dei principali bersagli politici dell’ex rottamatore, liquidando ogni critica nei suoi confronti come becera propaganda della destra.
Coerenza e credibilità
La coerenza, ci mancherebbe, non è un obbligo giuridico. Ma resta uno dei pochi strumenti con cui gli elettori possono misurare la credibilità di una classe dirigente. Quando però perfino la memoria diventa negoziabile, il rischio è che la verità finisca per coincidere semplicemente con le esigenze della prossima alleanza e con la necessità vitale di ottenere più posti in lista.
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