La Commissione Covid rimane il punto centrale dello scontro tra Fratelli d’Italia e Movimento Cinque Stelle. Il capogruppo alla Camera dei Fratelli, Galeazzo Bignami ci ha spiegato le motivazioni delle sue dimissioni, e l’ex presidente del consiglio, Giuseppe Conte, ha accettato di riferire in Commissione ma non intende dimettersi. Uno scontro, questo, che non è destinato a esaurirsi entro la pausa estiva del Parlamento. È evidente che ci siano delle zone grigie nel rapporto tra l’ex studio di Conte e alcune società, costituite notte tempo, che hanno acquistato mascherine cinesi farlocche o simili, ma su questo si pronuncerà la magistratura, o la stessa commissione, quando e se verrà concessa l’autorizzazione a indagare. Intanto sul piano politico Conte è il leader di un partito che sta cercando di ridefinire sé stesso e che non ha più la compattezza di un tempo, che sta cercando invano una collocazione nel campo largo senza però esserne troppo convinto, visto che pone il veto sull’anima più riformista e centrista della coalizione: Matteo Renzi. La fine di Conte non è in agenda, ma tutto può succedere, soprattutto ora che il campo largo non riesce a decollare perché manca proprio la convinzione di «Giuseppi».

Onorevole, lei si è dimesso dalla Commissione Covid per poter essere ascoltato come testimone. Perché ritiene che questo gesto fosse necessario e quale messaggio vuole mandare a Giuseppe Conte?
«Perché se la Commissione ti chiede di essere audito e tu continui a stare in Commissione e ad avere accesso a documenti qualificati, audizioni secretate, informazioni riservate, è giusto che la incompatibilità cessi immediatamente. Conte, invece, a dispetto degli annunci, persiste a sedere in Commissione».

Lei sostiene che il vero nodo non sia lo scontro politico ma fare piena luce sulla gestione della pandemia. Quali sono, a suo giudizio, le tre decisioni che hanno inciso più negativamente sull’emergenza Covid?
«Il 30 gennaio davanti alle telecamere della Gruber Conte disse che eravamo prontissimi all’emergenza Covid. Abbiamo visto quanto lo eravamo. Non avevano neanche un piano pandemico. Tutto ciò ha causato un’emergenza che ha consentito a personaggi che stiamo individuando di arricchirsi sulla pelle degli italiani mentre questi venivano chiusi in casa e morivano. È stata una sequela di errori concatenati che hanno portato l’Italia ad avere il maggior numero di decessi in relazione alla popolazione».

Negli ultimi mesi la Commissione ha concentrato l’attenzione su mascherine, piano pandemico e verbali della task force. Quali elementi emersi finora ritiene più gravi e perché, secondo lei, i cittadini dovrebbero considerarli rilevanti?
«In primo luogo l’assenza di un piano pandemico aggiornato, e poi di controlli sulla struttura commissariale. Ma soprattutto la completa mancanza di autocritica sui tanti errori commessi».

Le opposizioni accusano la Commissione di essere diventata uno strumento di scontro politico contro l’ex governo Conte. Come risponde a chi sostiene che si stia facendo un processo politico più che un’inchiesta parlamentare?
«In realtà afferma che si sta facendo un processo vero e proprio, dimostrando che ha capito poco di quello che la Commissione sta facendo a partire dalle “after action review” che sono imposte dall’Unione Europea come necessarie dopo eventi di questo tipo. Ma il suo narcisismo gli impedisce di capire tutto ciò che non lo vede protagonista. Da due anni gli chiediamo di venire, ma mica siamo stati lì in attesa di lui».

Con il senno di poi, dove ritiene che lo Stato abbia davvero fallito nella gestione del Covid: nella trasparenza delle decisioni, nella preparazione del piano pandemico, negli acquisti sanitari o nella catena di comando?
«Temo in tutto perché il problema nasce nell’assenza del piano pandemico, che laddove era presente e attivo ha consentito di ridurre contagi e morti. Da lì è stato tutto un susseguirsi di atti emergenziali assunti da soggetti a volte incompetenti, a volte in malafede, spesso entrambe le cose».

Se la Commissione dovesse accertare errori, omissioni o responsabilità nella gestione della pandemia, quale dovrebbe essere l’obiettivo finale: individuare responsabilità politiche, cambiare le regole per le future emergenze o entrambe le cose?
«La Commissione risponde all’esigenza di dare risposte sulle cose che non hanno funzionato nel periodo del Covid. Il resto è la coda di paglia di chi evidentemente non è a posto con la propria coscienza».